aprire un e-commerce

Come aprire un e-commerce diretto o indiretto: guida normativa e fiscale

Come aprire un e-commerce: Questa breve guida tematica spiega come aprire un’attività di commercio elettronico diretto o indiretto per quanto riguarda gli  aspetti fiscali, contabili e amministrativi.

In particolare tratterò:

  • l’inizio dell’attività
  • alcune particolarità relative a diverse tipologie di commercio elettronico
  • il regime fiscale e contabile
  • l’inquadramento previdenziale
  • esoneri per la fatturazione e certificazione dei corrispettivi

A livello normativo il commercio elettronico si divide in:

  • commercio elettronico diretto – in cui il procedimento di acquisto avviene interamente tramite internet e il bene-servizio digitale è immediatamente reso disponibile all’acquirente per il download, senza intervento umano o con un intervento umano minimo (es.: mp3, app, e-book, PDF, foto/video, corsi di formazione fruibili immediatamente)
  • commercio elettronico indiretto – in cui il procedimento di acquisto avviene in parte tramite internet (ordine iniziale ed eventuale pagamento anticipato), mentre il bene è reso disponibile all’acquirente tramite spedizione fisica.

Il commercio elettronico, salvo il remoto caso in cui si operi mediante un’attività temporanea e decisamente limitata nel tempo, nella stragrande maggioranza dei casi è a tutti gli effetti un’attività continuativa, svolta professionalmente e in modo organizzato (i.e. sito web), per la quale è necessario aprire una posizione ai fini fiscali, amministrativi e previdenziali.

Premessa (non fiscale) seria*

Hai intenzione di aprire un e-commerce? Prima di passare agli aspetti amministrativi, fiscali e contabili … ascoltami!

Corsi, libri, webinar propongono facili successi nel mondo dell’e-commerce e del dropshipping, ma non è così!

  • NON basta installare una piattaforma a costo zero o quasi, come Prestashop, WooCommerce, Magento e poi
  • NON basta contattare uno o più fornitori, magari un dropshipper per non avere magazzino ma con un catalogo completo per vendere qualsiasi cosa
  • NON basta collegare il negozio ad Amazon, eBay e altri marketplace

Semplicemente … NON basta questo

Invece…

  • Studia un modello di business vincente
  • Preparati ad investire parecchi soldi
  • Affidati a professionisti, ciascuno specializzato nel proprio settore (SEO, manager per campagne pubblicitarie, social media, “convertitori”, e dulcis in fondo anche il commercialista). Hai bisogno di suggerimenti? Conosco qualcuno in ogni settore.
  • Fai dropshipping solo a determinate condizioni e non per prodotti “qualsiasi”.

Altrimenti lascia perdere, il gioco non vale la candela. Non essere come il 95% degli e-commerce italiani

* liberamente ispirata da un commento di Fulvio Sarao

 

Come aprire un e-commerce: l’inizio attività

In estrema sintesi, gli adempimenti obbligatori per iniziare un attività di commercio elettronico indiretto, sotto forma di ditta individuale o società di persone o società di capitali, sono:

Comunicazione Unica d’Impresa (cosiddetta ComUnica) che comprende:

  • Attribuzione della Partita Iva c/o Agenzia delle Entrate (con indicazione del sito internet su cui viene svolta l’attività di commercio elettronico)
  • Iscrizione e inizio attività al  Registro delle Imprese [spese: 81,94 € tra diritti, bolli, tariffa, per un’impresa individuale] + indirizzo PEC obbligatorio [spese: a partire da 6,10 €]
  • Iscrizione (o non iscrizione, se del caso) all’INPS – Gestione Commercianti (contributi previdenziali)
  • Segnalazione Certificata di Inizio Attività– c/o Comune (commercio al dettaglio) – con regolamenti e requisiti variabili a seconda del Comune/Regione [diritti di segreteria variabili da 0€ – 30 €] + c/o U.S.L. (per vendita di beni alimentari)- c/o Camera di Commercio (commercio all’ingrosso)

A seconda dell’attività svolta saranno necessari eventuali requisiti professionali oltre ai requisiti morali (come per la vendita di beni alimentari) o ulteriori comunicazioni/adempimenti: ad es.: la cosiddetta “licenza fiscale” (U.T.I.F.) per la vendita di prodotti alcolici, oppure l’iscrizione al VIES per chi compra o vende beni/servizi da operatori residenti nell’Unione Europea.

Secondo il D. Lgs. 222 del 2016, chi svolge già un’altra tipologia di attività soggetta a SCIA non è tenuto a presentare un’autonoma SCIA per il commercio elettronico se l’attività di commercio elettronico è accessoria a quella principale.

Come aprire un e-commerce: particolarità

L’eventuale iscrizione all’INAIL è prevista solamente per le imprese commerciali con dipendenti.

Quanto sopra va effettuato indipendentemente dal regime fiscale scelto, dalla tipologia di soggetto (ditta individuale o società) o dal fatto che si operi con in proprio oppure in dropshipping.

Quanto sopra vale anche per chi effettua commercio elettronico diretto (es. mp3, app, e-book, foto/video, corsi di formazione fruibili immediatamente). Per quanto riguarda la SCIA è opportuno verificare se il Comune – SUAP competente ne richiede la presentazione. Per esempio richiedono la SCIA: SUAP del Basso Biferno, Padova, Ostuni.
Per il solo commercio elettronico diretto, se si effettuano operazioni verso clienti privati UE (soggette ad IVA nel Paese del cliente privato) sarà necessario aderire al regime opzionale MOSS (Mini One Stop Shop), oppure identificarsi in ogni Paese in cui si vende.
Per il solo commercio elettronico indiretto, sarà necessario identificarsi direttamente ai fini IVA in ogni Stato Membro qualora si superino determinati volumi di fatturato per anno solare, che variano da Stato a Stato, da un minimo di € 25.305 a € 100.000.
Limiti di fatturato per anno solare per le vendite a distanza (aggiornati ad aprile 2018):

Come aprire un e-commerce: il regime fiscale

Dal 2016 è possibile optare per un regime fiscale agevolato, detto “regime forfettario“, che prevede, per attività di commercio elettronico:

  • ricavi (lordi) annui fino a 50.000 €
  • percentuale di redditività del 40% sui ricavi – e di conseguenza costi forfettari per il 60% dei ricavi
  • esonero da tenuta contabilità,IVA, IRPEF, IRAP, studi di settore, comunicazione polivalente (spesometro/blacklist)
  • imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni di attività oppure del 15% (successivamente o per chi già in attività ha i requisiti per entrare nel regime forfettario)
  • contributi previdenziali (gestione commercianti), riducibili del 35%.
  • possibilità di effettuare operazioni intra-comunitarie e import/export verso operatori extra-UE
  • 5.000 € max per compensi a dipendenti / collaboratori
  • 20.000 € max per beni strumentali acquistati

In alternativa, in mancanza dei requisiti di ingresso, o per opzione, si dovrà adottare il regime ordinario IRPEF, IVA e IRAP. Il regime IRPEF ordinario può risultare più conveniente in presenza di:

  • basso margine – ricarico sul prezzo di acquisto
  • acquisti in inversione contabile (da soggetti esteri o per particolari categorie di beni da soggetti italiani)
  • possibilità di fruire di detrazioni – deduzioni IRPEF

Come aprire un e-commerce: l’inquadramento previdenziale

Per chi esercita attività commerciale (in mancanza di altre coperture previdenziali per attività prevalenti) l’importo dei contributi previdenziali fissi (minimali) della Gestione Commercianti è pari, per il 2017, a:

  •  € 3.682,99 (3.675,55 IVS + 7,44 maternità) suddivisi in 4 rate uguali di € 920,75 (da versare il 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre, 16 febbraio) mentre l’eccedenza dei contributi oltre il reddito minimale di € 15.548,00 si versa con l’aliquota del 23,64% in sede di versamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi.

Reddito minimale significa in parole povere che anche per redditi inferiori a € 15.548, i contributi previdenziali vanno versati comunque in misura fissa.

Chi adotta il regime forfettario dal 1° gennaio 2016 può optare, come detto sopra, per una riduzione del 35%, sia sui minimali che sulle eccedenze. Pertanto può versare un contributo minimale fisso di € 2.396,55 (2.389,11 IVS + 7,44 maternità) in 4 rate uguali di € 599,14. La riduzione per le eventuali eccedenze sarebbe equivalente al versamento con un aliquota del 15,37%.

Come aprire un e-commerce: esoneri dalla fatturazione e certificazione dei corrispettivi

  • Per il commercio elettronico indiretto è previsto l’esonero dall’emissione di fattura (se non richiesta preventivamente dal cliente) e dalla certificazione dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta fiscale, secondo l’articolo 2, lettera oo), del D.P.R. 696 del 1996.
  • Per il commercio elettronico diretto l’esonero dall’emissione di fattura (se non richiesta preventivamente dal cliente) e dalla certificazione dei corrispettivi (per clienti italiani), è stabilito – per le fatture – dall’articolo 22, numero 6-ter), del D.P.R. 633 del 1972 (introdotto di recente dal D.Lgs. 42 del 2015) e – per la certificazione dei corrispettivi – dal D.M. MEF 27 ottobre 2015 . Per i clienti comunitari (privati) bisogna verificare l’obbligo di fatturazione per ogni Stato Membro. In particolare sono soggette a obbligo di fatturazione le vendite in:
    • Croazia
    • Cipro
    • Lituania
    • Slovenia
    • Spagna

I relativi importi vanno comunque annotati sul registro dei corrispettivi.

Hai dubbi o domande su questo articolo? Scrivi un commento sotto. Oppure se desideri maggiori informazioni e per aprire un e-commerce in modo semplice e veloce con l’assistenza dello Studio Commercialista D’Angelo

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Come aprire un e-commerce diretto o indiretto: guida normativa e fiscale

22 risposte

  1. Grazie per la citazione Tiziano, auguri per la tua attività. ps ottime le soluzioni che hai adottato per creare prospect.
    bravo

    ciao
    Fulvio

    Fulvio 4 Luglio 2018 alle 16:02 #
  2. Buongiorno dott. D’Angelo,
    innanzitutto complimento per l’articolo, molto utile. Ho solo un dubbio legato al fatto che gestisco il mio e-commerce in regime forfettario, sa se è stata confermata dall’Agenzia delle Entrate la possibilità di esonero dall’emissione della fattura e della ricevuta/scontrino anche per i forfettari? Nel caso dovrei dotarmi di un registro dei corrispettivi per non avendo obblighi contabili?
    Se potesse aiutarmi le sarei molto grato.
    Grazie
    Fabrizio

    Fabrizio 5 Luglio 2018 alle 15:53 #
    • Buongiorno Fabrizio,
      L’esonero dalla fatturazione per le vendite tramite corrispondenza tra cui internet, è previsto in normativa sin dal 1996 ed è generalizzato, a prescindere dal regime fiscale adottato o dalla forma giuridica. Peraltro, è dello stesso avviso l’Agenzia delle Entrate sia nella Risoluzione 274 del 2009 (che specifica come si possono conciliare i resi di merce non certificata da fattura, ricevuta o scontrino fiscale) che nella Risoluzione 108 del 2009, ove si ribadisce che è possibile fruire dell’esonero anche in regime agevolato, a patto di annotare i corrispettivi su apposito registro.
      Per cui la risposta è sì ad entrambe le sue domande.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 5 Luglio 2018 alle 16:25 #
      • Gentilissimo dott. Tiziano,
        sono nei forfettari, ma gestisco un ‘e-commerce diretto (quindi vendo e-books, non prodotti fisici). Anche in questo caso si è esonerati dalla fatturazione, potendo semplicemente annotare i corrispettivi su apposito registro?
        Le sarei grato se potesse aiutarmi,
        grazie.
        Marco

        Marco 25 Maggio 2019 alle 15:22 #
        • Buongiorno Marco,
          Confermo che l’esonero dalla fatturazione (se non richiesta dal cliente) è previsto sia per il commercio elettronico indiretto che per quello diretto (dal 1° gennaio 2015), ed è generale, pertanto applicabile a qualsiasi regime fiscale.
          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

          Tiziano D'Angelo 10 Giugno 2019 alle 14:00 #
          • Salve dott. Tiziano, grazie mille, ho messo un like nella sua pagina FB. Ho un unico dubbio: per coloro che non sono iscritti al MOSS e che vendono ai privati domiciliati in altri paesi UE è possibile applicare la direttiva 2017/2455/UE (secondo la quale dal 1 gennaio 2019 se si vende ai privati nei paesi UE restando sotto la soglia dei 10.000 € non è necessario identificarsi nel paese ove viene effettuata la vendita) e poter così avere il vantaggio di annotare i corrispettivi nell’apposito registro anziché fatturare?

            Marco 13 Giugno 2019 alle 17:42 #
            • Buongiorno Marco,
              Sì, nel caso in cui si venda sotto la soglia dei 10.000 €, è possibile *non* registrarsi al MOSS o non identificarsi direttamente, trattando le vendite come “nazionali” ed annotare le vendite sul registro dei corrispettivi (salva l’eventuale richiesta di fattura da parte del cliente).

              Tiziano D'Angelo 13 Giugno 2019 alle 17:52 #
  3. Buongiorno,
    avrei un dubbio. Vorrei aprire un’attività di ecommerce con regime forfettario… Leggevo la parte dell’ecommerce indiretto dove diceva che in caso di superamento di determinati limiti, dovrei identificarmi ai fini IVA nei vari paesi. Ma questo vale anche per me che sarei forfettario?? Perchè da quanto mi hanno spiegato e, che spero di aver capito, la cessione viene qualificata come “interna”, e quindi non è soggetta ad IVA e di conseguenza non soggetta ad identificazione in caso di superamento dei limiti. Ho capito bene??

    ANDREA 9 Luglio 2018 alle 11:14 #
    • Buonasera Andrea,
      Si tratta di due normative diverse. Le cessioni di beni a soggetti intracomunitari sono effettivamente qualificate come cessioni nazionali nel regime forfettario, pertanto non sono dovuti adempimenti INTRA.
      Viceversa, i limiti per l’identificazione diretta ai fini IVA per le vendite a distanza sono stabiliti singolarmente da e per ciascuno Stato membro, pertanto qualora si effettuassero vendite al di sopra dei 35.000 € verso la Francia, ad esempio, si dovrà procedere all’identificazione diretta in Francia.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 11 Settembre 2018 alle 19:01 #
  4. Buongiorno!
    Sono in artigiana in regime forfettario. Stavo pensando di aprire uno shop online per la vendita delle mie creazioni. Ma non so come gestire l’obbligo di applicazione della marca da bollo. Una volta ricevuto l’ordine io sono obbligata a mettere la marca da bollo sopra i 77,47 €, comprese le spese di spedizione che Vanno sommate all’acquisto effettuato. Come faccio ad addebitare anche quei 2€? Il pagamento che viene effettuato al momento dell’acquisto non corrisponderà all’importo della ricevuta che allegherò per la spedizione.

    Barbara 1 Agosto 2018 alle 14:51 #
    • Buonasera Barbara,
      L’unico modo è implementare oltre al calcolo automatico delle spese di spedizione, il calcolo automatico del bollo qualora il totale superi i 77,47 €.
      Le ricordo che, come scritto nell’articolo, qualora effettui vendite per corrispondenza (sono comprese le vendite tramite internet), non è obbligata all’emissione di fattura, ricevuta fiscale o scontrino se non preventivamente richiesti dal cliente.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 3 Settembre 2018 alle 19:58 #
  5. Salve se non siamo obbligati a fare fattura ne’ altro per vendite online ( ma anche per consulenze acquistate online??), come teniamo il conto delle entrate? con il registro dei corrispettivi?
    Grazie

    anna 19 Settembre 2018 alle 17:24 #
    • Buongiorno Anna,
      L’esonero dall’emissione di fattura, ricevuta o scontrino fiscale riguarda esclusivamente il commercio elettronico diretto ed indiretto, non la generica prestazione di servizi.
      Nel caso dell’esonero comunque è richiesta l’annotazione del totale giornaliero sul registro dei corrispettivi.
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      Tiziano D'Angelo 24 Settembre 2018 alle 13:42 #
  6. Salve,
    Ho una p. Iva con regime forfettario come organizzatrice di feste ed eventi. Realizzo da pochissimo articoli fatti a mano in tessuto (nascita, battesimo, arredo) . Questi articoli vengono visti su Instagram e le clienti mi contattano per acquistarli (non ho ancora sito internet). . Effettuano quindi bonifico e poi spedisco con corriere. È assimilabile ad una vendita on line indiretta oppure ad una vendita classica visto che non ho una piattaforma? Ho necessità di aggiungere altro codice alla mia p. Iva?

    Antonio 6 Dicembre 2018 alle 15:35 #
    • Buonasera,
      Se si tratta di prodotti artigianali, dovrebbe semplicemente aggiungere all’attività principale questa attività artigianale secondaria. L’attività prevalente rimarrebbe presumibilmente quella commrciale, pertanto non è necessaria l’iscrizione all’Albo Artigiani.
      Per le vendite di prodotti artigianali tramite internet non è necessario presentare alcuna SCIA per il commercio elettronico al dettaglio, come chiarito da ultimo dalla Risoluzione 1833332 dell’11 novembre 2013 del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel sito o piattaforma utilizzata bisognerà evidenziare che “la vendita si conclude presso i locali dell’azienda”.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 6 Dicembre 2018 alle 15:45 #
  7. Buonasera Dr D’Angelo,
    ho gia una partita iva in regime forfettario per la vendita al dettaglio di fiori e piante, vorrei aprire un sito internet anche per la vendita online. Posso farlo con la mia stessa partita iva e codice di attività oppure devo aprire anche un altro codice per il commercio elettronico o che altro ?
    grazie per l’aiuto che potrà darmi
    Titta

    Titta 30 Dicembre 2018 alle 19:19 #
    • Buonasera Titta,
      Dovrebbe aggiungere il codice attività per il commercio elettronico e variare l’attività al Registro delle Imprese, ma se la vendita è accessoria a quella in negozio, può svolgere l’attività online senza Segnalazione Certificata di Inizio Attività al Comune.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 24 Gennaio 2019 alle 18:13 #
  8. Salve dott. D’angelo, complimenti per la chiarezza dell’articolo.
    Le sottopongo un quesito specifico: Sia io che mia moglie siamo titolari di due partite IVA mediche, vorremmo aprire un e-commerce indiretto dedicato ai paesi europei con prodotti provenienti solo dall’Italia (no alimenti ed alcool).
    Quale tipo di Ditta o Società ci conviene per i primi anni? Sarà possibile aderire al regime forfettario?

    Grazie, C. Calcagni

    Cesario Calcagni 27 Aprile 2019 alle 17:50 #
    • Buongiorno Cesario,
      Non esiste una risposta univoca, bisognerebbe valutare nel dettaglio la vostra situazione. In molti casi può convenire, almeno inizialmente, il regime forfettario. Nel vostro caso, avendo già partite IVA in attività, è opportuna un’analisi costi benefici dettagliata.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 10 Giugno 2019 alle 16:06 #
  9. Buongiorno dott D’Angelo,
    ho letto con attenzione e ho il seguente quesito da porre;
    ho una srl microimpresa (regime ordinario) che opera nel marketing territoriale, vorrei attivare un e-commerce di prodotti agroalimentari del territorio, sarà un’attività accessoria almeno nella prima fase. Quali adempimenti devo svolgere? Grazie

    Massimo 27 Giugno 2019 alle 07:07 #
    • Buongiorno Massimo,
      Se l’attività è effettivamente accessoria rispetto ad ulteriore attività già comunicata (es. esercizio di vicinato), si potrebbe evitare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività al Comune, tuttavia nel caso di specie presumo che non vi siano altre attività in essere già soggette a SCIA, per cui è necessario procedere a SCIA, nonché variare l’attività svolta presso l’Agenzia delle Entrate e il Registro delle Imprese, aggiungendo il codice attività e la descrizione dell’attività (secondaria) che si andrà a svolgere.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 2 Luglio 2019 alle 10:02 #

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