aprire un e-commerce

Come aprire un e-commerce diretto o indiretto: guida normativa e fiscale

Come aprire un e-commerce: Questa breve guida tematica spiega come aprire un’attività di commercio elettronico diretto o indiretto per quanto riguarda gli  aspetti fiscali, contabili e amministrativi.

In particolare tratterò:

A livello normativo il commercio elettronico si divide in:

  • commercio elettronico diretto – in cui il procedimento di acquisto avviene interamente tramite internet e il bene-servizio digitale è immediatamente reso disponibile all’acquirente per il download, senza intervento umano o con un intervento umano minimo (es.: mp3, app, e-book, PDF, foto/video, corsi di formazione fruibili immediatamente)
  • commercio elettronico indiretto – in cui il procedimento di acquisto avviene in parte tramite internet (ordine iniziale ed eventuale pagamento anticipato), mentre il bene è reso disponibile all’acquirente tramite spedizione fisica.

Il commercio elettronico, salvo il remoto caso in cui si operi mediante un’attività temporanea e decisamente limitata nel tempo, nella stragrande maggioranza dei casi è a tutti gli effetti un’attività continuativa, svolta professionalmente e in modo organizzato (i.e. sito web), per la quale è necessario aprire una posizione ai fini fiscali, amministrativi e previdenziali.

Premessa (non fiscale) seria*

Hai intenzione di aprire un e-commerce? Prima di passare agli aspetti amministrativi, fiscali e contabili … ascoltami!
Corsi, libri, webinar propongono facili successi nel mondo dell’e-commerce e del dropshipping, ma non è così!
NON basta installare una piattaforma a costo zero o quasi, come Prestashop, WooCommerce, Magento e poi
NON basta contattare uno o più fornitori, magari un dropshipper per non avere magazzino ma con un catalogo completo per vendere qualsiasi cosa
NON basta collegare il negozio ad Amazon, eBay e altri marketplace
Semplicemente … NON basta questo
Invece…
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Fai dropshipping solo a determinate condizioni e non per prodotti “qualsiasi”.
Altrimenti lascia perdere, il gioco non vale la candela. Non essere come il 95% degli e-commerce italiani

* liberamente ispirata da un commento di Fulvio Sarao

Come aprire un e-commerce: l’inizio attività

In estrema sintesi, gli adempimenti obbligatori per iniziare un attività di commercio elettronico indiretto, sotto forma di ditta individuale o società di persone o società di capitali, sono:

Comunicazione Unica d’Impresa (cosiddetta ComUnica) che comprende:

  • Attribuzione della Partita Iva c/o Agenzia delle Entrate (con indicazione del sito internet su cui viene svolta l’attività di commercio elettronico)
  • Iscrizione e inizio attività al  Registro delle Imprese [spese: 81,94 € tra diritti, bolli, tariffa, per un’impresa individuale] + indirizzo PEC obbligatorio [spese: a partire da 6,10 €]
  • Iscrizione (o non iscrizione, se del caso) all’INPS – Gestione Commercianti (contributi previdenziali)
  • Segnalazione Certificata di Inizio Attività– c/o Comune (commercio al dettaglio) – con regolamenti e requisiti variabili a seconda del Comune/Regione [diritti di segreteria variabili da 0€ – 100 €] + c/o U.S.L. (per vendita di beni alimentari)- c/o Camera di Commercio (commercio all’ingrosso)

A seconda dell’attività svolta saranno necessari eventuali requisiti professionali oltre ai requisiti morali (come per la vendita di prodotti alimentari) o ulteriori comunicazioni/adempimenti: ad es.: la cosiddetta “licenza fiscale” (U.T.I.F.) per la vendita di prodotti alcolici, oppure l’iscrizione al VIES per chi compra o vende beni/servizi da operatori residenti nell’Unione Europea.

Secondo il D. Lgs. 222 del 2016, chi svolge già un’altra tipologia di attività soggetta a SCIA, non è tenuto a presentare un’autonoma SCIA per il commercio elettronico se l’attività di commercio elettronico è accessoria a quella principale. Ad esempio, è il caso di esercizi di vicinato che utilizzano il commercio elettronico come modalità accessoria alla vendita diretta in negozio o bar / ristorante, magari durante il periodo di sospensione per l’emergenza sanitaria Coronavirus.

Come aprire un e-commerce: particolarità

L’eventuale iscrizione all’INAIL è prevista solamente per le imprese commerciali con dipendenti.

Quanto sopra va effettuato indipendentemente dal regime fiscale scelto, dalla tipologia di soggetto (ditta individuale o società) o dal fatto che si operi con in proprio oppure in dropshipping. Quanto sopra vale anche per chi effettua commercio elettronico diretto (es. mp3, app, e-book, foto/video, corsi di formazione fruibili immediatamente). Per quanto riguarda la SCIA è opportuno verificare se il Comune – SUAP competente ne richiede la presentazione. Per esempio richiedono la SCIA: SUAP del Basso Biferno, Padova, Ostuni.   Per il solo commercio elettronico diretto, se si effettuano operazioni verso clienti privati UE (soggette ad IVA nel Paese del cliente privato) sarà necessario aderire al regime opzionale MOSS (Mini One Stop Shop), oppure identificarsi in ogni Paese in cui si vende.   Per il solo commercio elettronico indiretto, sarà necessario identificarsi direttamente ai fini IVA in ogni Stato Membro qualora si superino determinati volumi di fatturato per anno solare, che variano da Stato a Stato, da un minimo di € 25.305 a € 100.000.   Limiti di fatturato per anno solare per le vendite a distanza (aggiornati a luglio 2019):

Come aprire un e-commerce: il regime fiscale

Dal 2016 è possibile optare per un regime fiscale agevolato, detto “regime forfettario“, che prevede, per attività di commercio elettronico:

  • ricavi (lordi) annui fino a 65.000 € (dal 2019)
  • percentuale di redditività del 40% sui ricavi – e di conseguenza costi forfettari per il 60% dei ricavi
  • esonero da tenuta contabilità,IVA, IRPEF, IRAP, studi di settore, comunicazione polivalente (spesometro/blacklist)
  • imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni di attività oppure del 15% (successivamente o per chi già in attività ha i requisiti per entrare nel regime forfettario)
  • contributi previdenziali (gestione commercianti), riducibili del 35%.
  • possibilità di effettuare operazioni intra-comunitarie e import/export verso operatori extra-UE
  • 20.000 € max per compensi a dipendenti / collaboratori
  • in presenza di redditi di lavoro dipendente o assimilato, redditi per 30.000 € max

In alternativa, in mancanza dei requisiti di ingresso, o per opzione, si dovrà adottare il regime ordinario IRPEF, IVA e IRAP. Il regime IRPEF ordinario può risultare più conveniente in presenza di:

  • basso margine – ricarico sul prezzo di acquisto
  • acquisti in inversione contabile (da soggetti esteri o per particolari categorie di beni da soggetti italiani)
  • possibilità di fruire di detrazioni – deduzioni IRPEF

Consulenza specialistica

Chiedendoci una consulenza personalizzata potremo valutare la convenienza di un regime fiscale rispetto all’altro

Come aprire un e-commerce: l’inquadramento previdenziale

Per chi esercita attività commerciale (in mancanza di altre coperture previdenziali per attività prevalenti) l’importo dei contributi previdenziali fissi (minimali) della Gestione Commercianti è pari, per il 2020, a:

  •  € 3.850,52 (3.843,07 IVS + 7,44 maternità) suddivisi in 4 rate uguali di € 962,64 (da versare il 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio) mentre l’eccedenza dei contributi oltre il reddito minimale di € 15.953,00 si versa con l’aliquota del 24,09% in sede di versamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi.

Reddito minimale significa in parole povere che anche per redditi inferiori a € 15.953, i contributi previdenziali vanno versati comunque in misura fissa (3.850,52).

Chi adotta il regime forfettario dal 1° gennaio 2016 può optare, come detto sopra, per una riduzione del 35%, sia sui minimali che sulle eccedenze. Pertanto può versare un contributo minimale fisso di € 2.510,45 (2.503,01 IVS + 7,44 maternità) in 4 rate uguali di € 627,62. La riduzione per le eventuali eccedenze sarebbe equivalente al versamento con un aliquota del 15,66%.

Come aprire un e-commerce: esoneri dalla fatturazione e certificazione dei corrispettivi

  • Per il commercio elettronico indiretto è previsto l’esonero dall’emissione di fattura (se non richiesta preventivamente dal cliente) e dalla certificazione dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta fiscale, secondo l’articolo 2, lettera oo), del D.P.R. 696 del 1996.
  • Per il commercio elettronico diretto l’esonero dall’emissione di fattura (se non richiesta preventivamente dal cliente) e dalla certificazione dei corrispettivi (per clienti italiani), è stabilito – per le fatture – dall’articolo 22, numero 6-ter), del D.P.R. 633 del 1972 (introdotto di recente dal D.Lgs. 42 del 2015) e – per la certificazione dei corrispettivi – dal D.M. MEF 27 ottobre 2015 . Per i clienti comunitari (privati) bisogna verificare l’obbligo di fatturazione per ogni Stato Membro. In particolare sono soggette a obbligo di fatturazione le vendite in:
    • Croazia
    • Cipro
    • Lituania
    • Slovenia
    • Spagna

I relativi importi vanno comunque annotati sul registro dei corrispettivi.

  • Per chi usufruisce degli esoneri sopra elencati, il Decreto Ministeriale del 10 maggio 2019 e del 24 dicembre 2019 del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno previsto ulteriormente l’esonero dalla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi (ovvero non è necessario dotarsi di Registratore Telematico).

Articolo originariamente pubblicato l’11 settembre 2018 ed aggiornato al 22 aprile 2020.

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oppure per aprire un e-commerce in modo semplice e veloce con l’assistenza dello Studio Commercialista D’Angelo

34 commenti su “Come aprire un e-commerce diretto o indiretto: guida normativa e fiscale”

  1. Buongiorno Dott. D’Angelo. Vorrei porle un quesito:
    Sono imprenditore di una microimpresa con 2 lavoratori dipendenti, in regime ordinario, iscrizione inps, inail, regime iva agevolato.
    Contemporaneamente sono dipendente full-time di un’altra azienda, per cui sono esonerata dai versamenti inps per me relativi all’utile della mia microimpresa.
    Ora vorrei avviare un’attività di e-commerce indiretto, molto diversa dalla mia attività imprenditoriale. Per il momento me ne occuperei in prima persona senza coinvolgere dipendenti e mantenendo la mia situazione lavorativa attuale. In futuro vorrei lasciare il lavoro dipendente occupandomi solo dell’attività imprenditoriale nella microimpresa e dell’e-commerce.
    Considerando questo scenario, per avviare l’e-commerce mi conviene integrare l’attività nella scia della mia microimpresa oppure aprire una contabilità a parte? Vorrei ovviamente risparmiare più possibile sulle spese di gestione ma al tempo stesso non interferire troppo con l’attività della microimpresa.
    Ha qualche consiglio da darmi?
    Grazie

    1. Buongiorno Giovanna,
      Nel suo caso, avendo già un’impresa individuale avviata, non può aprirne una seconda (l’impresa individuale è, appunto, unica).
      Può tuttavia variare/integrare l’attività dell’impresa già attiva con l’attività di commercio elettronico (presentando SCIA al Comune e variazione attività al Registro Imprese) oppure costituire un soggetto societario (società di persone o società di capitali). A livello di costi, consiglio la prima soluzione. Se invece le attività devono essere nettamente distinte, consiglio la società.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  2. Gentile dottor D’Angelo,

    grazie per questo articolo che chiarisce molti punti.

    Volevo chiederle che impatto avrà il nuovo regime VAT-OSS che entra in vigore nel luglio 2021 su un’attività di dropshipping che opera in regime forfettario.

    Grazie per il suo aiuto, Maurizio

    1. Buongiorno Maurizio,
      La normativa comunitaria che probabilmente entrerà in vigore a luglio 2021, prevede per il commercio elettronico indiretto di beni fisici, analogamente alla normativa per i prodotti digitali già in vigore, un’unica soglia a livello comunitario per l’applicazione dell’IVA nazionale (es. italiana), pari a 10.000 €. Oltre la soglia bisognerà identificarsi ai fini IVA in ogni Stato membro nel quale si effettuano cessioni a privati ovvero optare per il regime IVA “Mini One Stop Shop” (MOSS) con dichiarazioni e versamento cumulativi per tutta l’Unione Europea.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  3. Buongiorno Dottor D’Angelo, io ho già una partita Iva in regime forfettario con iscrizione INPS alla gestione separata. Vorrei vendere dei videocorsi, che però riguardano un’attività secondaria (completamente di un altro ambito rispetto all’attività primaria). Se aprissi un e-commerce dovrei iscrivermi alla gestione commercianti INPS? E se, un domani, questa mia attività di e-commerce secondaria divenisse la fonte primaria di reddito/attività primaria?
    Grazie per la sua disponibilità e chiarezza!

    1. Buonasera Max,
      Se non si tratta di attività afferente l’attività libero professionale, e l’attività di commercio di prodotti / servizi digitali avviene in forma abituale ci si deve iscrivere come impresa individuale al Registro delle Imprese, e questa attività diventa prevalente, ci si dovrà iscrivere alla INPS Gestione Commercianti.
      Rimango a disposizione, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  4. Salve, sono una Dietista in regime forfettario iscritta alla Gestione Separata. Vorrei aprire un sito (ecommerce?) dove vendere le mie consulenze via Skype online, facendo avvenire la transazione direttamente nel sito. C’è molta confusione nel web riguardo all’argomento, posso continuare con la mia partita Iva e codice ateco attuale e anche relativa posizione INPS essendo la stessa professione ma con consulenza resa per via telematica? Non credo neanche che si possa considerare commercio elettronico diretto in quanto è una consulenza personalizzata.. Il dubbio era proprio per quanto riguarda la gestione INPS commercianti, devo aprirla o basta la mia? Se dovesse servire la gestione Inps Commercianti, non mi converrebbe proprio. Grazie mille

    1. Buonasera Valentina,
      La consulenza attinente l’attività professionale, erogata in qualsiasi forma (online o offline) non è sicuramente configurabile come attività di commercio elettronico diretto.
      Pertanto, rientrando nello stesso trattamento previdenziale dell’attività professionale, può svolgere tale attività online senza ulteriore iscrizione alla Gestione Commercianti INPS.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  5. Salve. Sono un’operaio agricolo a tempo determinato con contratto che viene rifatto ogni anno. Volevo aprire la partita iva e vendere oggetti di modellismo sui vari marketplace. Devo pagare due volte i contributi? E avrei sempre diritto alla disoccupazione agricola? Grazie

    1. Buongiorno Luigi,
      Per chi è contemporaneamente dipendente full time (anche a tempo determinato, in costanza del rapporto lavorativo) è previsto l’esonero contributivo per l’attività con partita IVA, mentre la disoccupazione solitamente è incompatibile con lo svolgimento di altre attività lavorative oltre determinati limiti.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  6. francesco barberio

    Buongiorno dott D’Angelo, sono un medico che esercita la professione come libero professionista in varie strutture ambulatoriali. Di conseguenza sono iscritto e pago la cassa previdenziale dedicata .
    Mi chiedevo, se secondo lei sono assoggettato a versamenti Inps e pagamento dei relativi contributi anche per eccedenze relative ad una nuova attività di e – commerce.
    Questa attività l’ho avviata nel 2019 in regime forfettario con un certo utile,regime che dovrò abbandonare avendo sforato il tetto dei 65.000 euro per passare ad uno ordinario o una Srl
    E’ anche vero che un e-commerce è un negozio sempre aperto (24 H) ,però in effetti occupa un tempo limitato della mia giornata lavorativa.
    Sono titolare tra l’altro di una azienda agricola che però ha una contabilità separata
    Cordiali Saluti
    Gianluca

    1. Buongiorno Francesco,
      L’attività di commercio elettronico prevede l’apertura di un’impresa commerciale e la comunicazione di inizio attività al Comune (S.C.I.A.).
      E’ tuttavia possibile chiedere l’esonero dall’iscrizione alla gestione commercianti, se si risulta iscritti ad una cassa di previdenza per la propria attività professionale principale e prevalente.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  7. Buongiorno dott D’Angelo,
    ho letto con attenzione e ho il seguente quesito da porre;
    ho una srl microimpresa (regime ordinario) che opera nel marketing territoriale, vorrei attivare un e-commerce di prodotti agroalimentari del territorio, sarà un’attività accessoria almeno nella prima fase. Quali adempimenti devo svolgere? Grazie

    1. Buongiorno Massimo,
      Se l’attività è effettivamente accessoria rispetto ad ulteriore attività già comunicata (es. esercizio di vicinato), si potrebbe evitare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività al Comune, tuttavia nel caso di specie presumo che non vi siano altre attività in essere già soggette a SCIA, per cui è necessario procedere a SCIA, nonché variare l’attività svolta presso l’Agenzia delle Entrate e il Registro delle Imprese, aggiungendo il codice attività e la descrizione dell’attività (secondaria) che si andrà a svolgere.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  8. Cesario Calcagni

    Salve dott. D’angelo, complimenti per la chiarezza dell’articolo.
    Le sottopongo un quesito specifico: Sia io che mia moglie siamo titolari di due partite IVA mediche, vorremmo aprire un e-commerce indiretto dedicato ai paesi europei con prodotti provenienti solo dall’Italia (no alimenti ed alcool).
    Quale tipo di Ditta o Società ci conviene per i primi anni? Sarà possibile aderire al regime forfettario?

    Grazie, C. Calcagni

    1. Buongiorno Cesario,
      Non esiste una risposta univoca, bisognerebbe valutare nel dettaglio la vostra situazione. In molti casi può convenire, almeno inizialmente, il regime forfettario. Nel vostro caso, avendo già partite IVA in attività, è opportuna un’analisi costi benefici dettagliata.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  9. Buonasera Dr D’Angelo,
    ho gia una partita iva in regime forfettario per la vendita al dettaglio di fiori e piante, vorrei aprire un sito internet anche per la vendita online. Posso farlo con la mia stessa partita iva e codice di attività oppure devo aprire anche un altro codice per il commercio elettronico o che altro ?
    grazie per l’aiuto che potrà darmi
    Titta

    1. Buonasera Titta,
      Dovrebbe aggiungere il codice attività per il commercio elettronico e variare l’attività al Registro delle Imprese, ma se la vendita è accessoria a quella in negozio, può svolgere l’attività online senza Segnalazione Certificata di Inizio Attività al Comune.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

  10. Salve,
    Ho una p. Iva con regime forfettario come organizzatrice di feste ed eventi. Realizzo da pochissimo articoli fatti a mano in tessuto (nascita, battesimo, arredo) . Questi articoli vengono visti su Instagram e le clienti mi contattano per acquistarli (non ho ancora sito internet). . Effettuano quindi bonifico e poi spedisco con corriere. È assimilabile ad una vendita on line indiretta oppure ad una vendita classica visto che non ho una piattaforma? Ho necessità di aggiungere altro codice alla mia p. Iva?

    1. Buonasera,
      Se si tratta di prodotti artigianali, dovrebbe semplicemente aggiungere all’attività principale questa attività artigianale secondaria. L’attività prevalente rimarrebbe presumibilmente quella commrciale, pertanto non è necessaria l’iscrizione all’Albo Artigiani.
      Per le vendite di prodotti artigianali tramite internet non è necessario presentare alcuna SCIA per il commercio elettronico al dettaglio, come chiarito da ultimo dalla Risoluzione 1833332 dell’11 novembre 2013 del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel sito o piattaforma utilizzata bisognerà evidenziare che “la vendita si conclude presso i locali dell’azienda”.

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  11. Salve se non siamo obbligati a fare fattura ne’ altro per vendite online ( ma anche per consulenze acquistate online??), come teniamo il conto delle entrate? con il registro dei corrispettivi?
    Grazie

    1. Buongiorno Anna,
      L’esonero dall’emissione di fattura, ricevuta o scontrino fiscale riguarda esclusivamente il commercio elettronico diretto ed indiretto, non la generica prestazione di servizi.
      Nel caso dell’esonero comunque è richiesta l’annotazione del totale giornaliero sul registro dei corrispettivi.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

  12. Buongiorno!
    Sono in artigiana in regime forfettario. Stavo pensando di aprire uno shop online per la vendita delle mie creazioni. Ma non so come gestire l’obbligo di applicazione della marca da bollo. Una volta ricevuto l’ordine io sono obbligata a mettere la marca da bollo sopra i 77,47 €, comprese le spese di spedizione che Vanno sommate all’acquisto effettuato. Come faccio ad addebitare anche quei 2€? Il pagamento che viene effettuato al momento dell’acquisto non corrisponderà all’importo della ricevuta che allegherò per la spedizione.

    1. Buonasera Barbara,
      L’unico modo è implementare oltre al calcolo automatico delle spese di spedizione, il calcolo automatico del bollo qualora il totale superi i 77,47 €.
      Le ricordo che, come scritto nell’articolo, qualora effettui vendite per corrispondenza (sono comprese le vendite tramite internet), non è obbligata all’emissione di fattura, ricevuta fiscale o scontrino se non preventivamente richiesti dal cliente.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

  13. Buongiorno,
    avrei un dubbio. Vorrei aprire un’attività di ecommerce con regime forfettario… Leggevo la parte dell’ecommerce indiretto dove diceva che in caso di superamento di determinati limiti, dovrei identificarmi ai fini IVA nei vari paesi. Ma questo vale anche per me che sarei forfettario?? Perchè da quanto mi hanno spiegato e, che spero di aver capito, la cessione viene qualificata come “interna”, e quindi non è soggetta ad IVA e di conseguenza non soggetta ad identificazione in caso di superamento dei limiti. Ho capito bene??

    1. Buonasera Andrea,
      Si tratta di due normative diverse. Le cessioni di beni a soggetti intracomunitari sono effettivamente qualificate come cessioni nazionali nel regime forfettario, pertanto non sono dovuti adempimenti INTRA.
      Viceversa, i limiti per l’identificazione diretta ai fini IVA per le vendite a distanza sono stabiliti singolarmente da e per ciascuno Stato membro, pertanto qualora si effettuassero vendite al di sopra dei 35.000 € verso la Francia, ad esempio, si dovrà procedere all’identificazione diretta in Francia.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

  14. Buongiorno dott. D’Angelo,
    innanzitutto complimento per l’articolo, molto utile. Ho solo un dubbio legato al fatto che gestisco il mio e-commerce in regime forfettario, sa se è stata confermata dall’Agenzia delle Entrate la possibilità di esonero dall’emissione della fattura e della ricevuta/scontrino anche per i forfettari? Nel caso dovrei dotarmi di un registro dei corrispettivi per non avendo obblighi contabili?
    Se potesse aiutarmi le sarei molto grato.
    Grazie
    Fabrizio

    1. Buongiorno Fabrizio,
      L’esonero dalla fatturazione per le vendite tramite corrispondenza tra cui internet, è previsto in normativa sin dal 1996 ed è generalizzato, a prescindere dal regime fiscale adottato o dalla forma giuridica. Peraltro, è dello stesso avviso l’Agenzia delle Entrate sia nella Risoluzione 274 del 2009 (che specifica come si possono conciliare i resi di merce non certificata da fattura, ricevuta o scontrino fiscale) che nella Risoluzione 108 del 2009, ove si ribadisce che è possibile fruire dell’esonero anche in regime agevolato, a patto di annotare i corrispettivi su apposito registro.
      Per cui la risposta è sì ad entrambe le sue domande.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      1. Gentilissimo dott. Tiziano,
        sono nei forfettari, ma gestisco un ‘e-commerce diretto (quindi vendo e-books, non prodotti fisici). Anche in questo caso si è esonerati dalla fatturazione, potendo semplicemente annotare i corrispettivi su apposito registro?
        Le sarei grato se potesse aiutarmi,
        grazie.
        Marco

        1. Buongiorno Marco,
          Confermo che l’esonero dalla fatturazione (se non richiesta dal cliente) è previsto sia per il commercio elettronico indiretto che per quello diretto (dal 1° gennaio 2015), ed è generale, pertanto applicabile a qualsiasi regime fiscale.
          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti e consulenza specifica, e ricordo che può ringraziarci con un like o un follow (link sulla barra di navigazione).

          1. Salve dott. Tiziano, grazie mille, ho messo un like nella sua pagina FB. Ho un unico dubbio: per coloro che non sono iscritti al MOSS e che vendono ai privati domiciliati in altri paesi UE è possibile applicare la direttiva 2017/2455/UE (secondo la quale dal 1 gennaio 2019 se si vende ai privati nei paesi UE restando sotto la soglia dei 10.000 € non è necessario identificarsi nel paese ove viene effettuata la vendita) e poter così avere il vantaggio di annotare i corrispettivi nell’apposito registro anziché fatturare?

            1. Buongiorno Marco,
              Sì, nel caso in cui si venda sotto la soglia dei 10.000 €, è possibile *non* registrarsi al MOSS o non identificarsi direttamente, trattando le vendite come “nazionali” ed annotare le vendite sul registro dei corrispettivi (salva l’eventuale richiesta di fattura da parte del cliente).

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