operazioni estere nel nuovo regime forfettario

Le operazioni estere nel nuovo regime forfettario

Come noto, i contribuenti che applicano il nuovo regime forfettario introdotto dalla Legge 190 del 2014 (Legge di Stabilità 2015), non esercitano la rivalsa dell’IVA ex articolo 18 D.P.R. 633 del 1972 per le operazioni nazionali. In parole più semplici: non applicano l’IVA sulle vendite, né esercitano la detrazione dell’IVA sugli acquisti.
Il meccanismo, per le operazioni nazionali, è quindi del tutto analogo al vecchio regime dei minimi.

Le operazioni estere nel nuovo regime forfettario

Il nuovo regime forfettario ha (in parte) delle significative differenze rispetto al vecchio regime sulle operazioni verso l’estero (verso Paesi UE o extra-UE), dettate dagli espliciti richiami effettuati dal comma 58.
Andiamo ad esaminare il trattamento delle operazioni estere nel nuovo regime forfettario quali:

  • cessioni di beni
  • acquisti di beni
  • prestazioni di servizi rese
  • prestazioni di servizi ricevute
  • importazioni ed esportazioni
La Circolare 10/E del 4 aprile 2016 ha confermato quanto disposto dalla normativa per le operazioni da e verso l’estero

Cessioni di beni

Si applica l’articolo 41 comma 2-bis del Decreto Legge 331 del 1993.

Vale a dire che non sono qualificabili come cessioni intracomunitarie le vendite di beni poste in essere da soggetti in regime di franchigia (come i forfettari). Quindi una cessione di beni effettuata da un forfettario italiano verso un acquirente comunitario soggetto passivo IVA sarà trattata sempre come operazione nazionale, cioè senza assoggettare ad IVA la vendita per effetto del regime forfettario, e riportando la consueta dicitura in fattura (oltre ad indicare eventualmente “pertanto non costituisce cessione intracomunitaria, ai sensi dell’articolo 41, comma 2-bis del Decreto Legge 331 del 1993”). Inoltre non andrà presentato trimestralmente il modello INTRA per le cessioni di beni.

Acquisti di beni

Si applica l’articolo 38 comma 5, lettera C) Decreto Legge 331 del 1993

Vale a dire che non sono qualificabili come intracomunitari gli acquisti di beni, se il volume degli stessi (al netto dell’IVA) nell’anno precedente e nell’anno corrente non supera il limite di 10.000 €. Quindi, il cedente comunitario applica l’aliquota IVA nazionale del proprio Stato e il forfettario italiano acquirente agisce come consumatore finale privato. Inoltre non andrà presentato trimestralmente il modello INTRA per gli acquisti.

Nel caso (forse remoto) in cui si superi il limite di 10.000 €, o si decida di optare per applicare la normativa ordinaria, si dovrà invece integrare e versare l’IVA entro il 16 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione, oltre a presentare trimestralmente, o mensilmente (caso raro), il modello INTRA per gli acquisti.

Per gli acquisti ordinari effettuati dal 1° gennaio 2017, con l’articolo 4 comma 4 lettera b) del Decreto Legge 193 del 2016 convertito con modifiche in Legge 225 del 2016, è stato eliminato l’obbligo dell’invio dell’elenco riepilogativo INTRA acquisti

Prestazioni di servizi rese o ricevute

Si applicano gli articoli 7-ter e seguenti del D.P.R. 633 del 1972 per le prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti o rese ai medesimi

Vale a dire che il forfettario italiano si comporterà analogamente ai soggetti in regime IVA ordinario, sia nel caso di servizi “B2B” resi che ricevuti.
Quindi nel primo caso, in qualità di prestatore emetterà una fattura non soggetta ex art. 7-ter (ipotizziamo un servizio generico) con la dicitura obbligatoria “inversione contabile” o “reverse charge“.
Nel secondo caso, in qualità di committente, una volta ricevuta la fattura con dicitura “reverse charge”, dovrà integrarla con IVA che andrà versata entro il 16 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione (ricordo che nel caso dei servizi con data di effettuazione dell’operazione si considera la data di registrazione/contabilizzazione).

Nel caso in cui la controparte sia un soggetto passivo IVA comunitario, trattandosi di servizio intracomunitario, andrà presentato il modello INTRA servizi resi o servizi ricevuti. Nel caso di controparte soggetto non residente extracomunitario, non andrà chiaramente presentato alcun modello INTRA.

Per i servizi ricevuti dal 1° gennaio 2017, con l’articolo 4 comma 4 lettera b) del Decreto Legge 193 del 2016 convertito con modifiche in Legge 225 del 2016, è stato eliminato l’obbligo dell’invio dell’elenco riepilogativo INTRA servizi ricevuti.

I servizi generici “B2c” (verso consumatori privati), invece, sono normali operazioni interne senza rivalsa.

Importazioni ed esportazioni

Si applicano le disposizioni del D.P.R. 633/1972 alle importazioni, alle esportazioni e alle operazioni ad esse assimilate, ferma restando l’impossibilita’ di avvalersi della facolta’ di acquistare senza applicazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera c), e secondo comma, del medesimo decreto

E’ finalmente possibile effettuare cessioni all’esportazione (fattispecie che causava l’inapplicabilità del vecchio regime dei minimi), seguendo la normativa generale. E’ comunque preclusa la possibilità di avvalersi della facoltà di acquistare in sospensione d’imposta (in quanto non c’è diritto alla detrazione) e quindi di acquistare con lettera d’intento.

L’articolo 7-sexies del Decreto Legge 193 del 2016 convertito con modifiche in Legge 225 del 2016, ha precisato che:

Le cessioni all’esportazione di cui agli articoli 8, 8- bis, 9, 71 e 72, del D.P.R. 633 del 1972, sono ammesse nei limiti, anche prevedendo l’esclusione per talune attività, e secondo le modalità stabiliti con apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.

Il decreto ministeriale dovrà essere emanato entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge, per cui si vedrà se e come verranno escluse alcune attività o stabilite modalità diverse.

Riassumiamo quanto detto sopra sulle varie operazioni intracomunitarie nel nuovo regime forfettario con una tabella:

Tipologia di operazione B2B Trattamento IVA Modello INTRA Versamento IVA entro 16 mese successivo
Cessione di beni Operazione interna – No IVA No
Acquisto di beni < 10.000 € Operazione come privato – IVA Paese del cedente No
Acquisto di beni > 10.000 € Operazione intracomunitaria – Reverse Charge No
Prestazione di servizi resa Operazione intracomunitaria – Reverse Charge
Prestazione di servizi ricevuta Operazione intracomunitaria – Reverse Charge No

 

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Articolo originariamente pubblicato il 12 febbraio 2015 ed aggiornato alla Circolare 10/E del 4 aprile 2016 il 6 aprile 2016 e alle modifiche della Legge 225 del 2016 il 30 novembre 2016 e il 9 gennaio 2017.

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163 risposte

  1. Gentile Dottore,
    nel caso di acquisto beni < 10.000 €, quale intestazione comunicare al soggetto passivo intracomunitario? Effettuo l'acquisto come privato? Perché immagino che, comunicando il nome della ditta e il numero VIES, il soggetto emetta fattura senza le tasse locali, ed a quel punto dovrei integrare pagando l'IVA in Italia. Grazie e complimenti per l'ottimo blog!

    Marco 23 ottobre 2015 alle 11:14 #
    • Grazie a lei, Marco!

      Per quanto riguarda la sua domanda: la legge non prevede nessuna procedura particolare, quindi comunicherei semplicemente al fornitore l’intenzione di non essere trattato come soggetto passivo IVA per tale operazione.
      In sostanza il fornitore dovrà applicare l’IVA del proprio paese, trattando l’operazione come interna.

      Tiziano D'Angelo 23 ottobre 2015 alle 17:25 #
  2. Buongiorno Dott. Tiziano.
    Vendo su un portale di prodotti fatti a mano (Etsy) che ha sede a New York.
    Ho una partita iva in regime forfettario.
    Acquisto beni in Italia per cui non ho grandi adempimenti fiscali.
    Mensilmente pago ad etsy le tasse che applica sulle vendite (3,5%).
    Mi sorge un dubbio: si tratta di un servizio? Dunque acquistando il servizio da un soggetto fuori UE come mi dovrei comportare? Dovrei ricevere una fattura senza tasse locali e dovrei integrare con reverse charge e invio dell’iva entro il 16 del mese dopo?
    Il problema è che Etsy non mi invia alcuna fattura!

    Le sarei molto grata se potesse aiutarmi. Spero che tale quesito potrebbe essere di interesse di altri utenti!

    Grazie!

    Laura 23 ottobre 2015 alle 21:00 #
    • La ringrazio per il suo commento, Laura.

      Conosco Etsy, in quanto seguo già dei clienti che vi operano, perciò la sua domanda non mi è nuova 🙂
      Teoricamente Etsy dovrebbe emettere una fattura a nome suo, che andrebbe integrata se riportasse i dati della filiale irlandese (e quindi l’IVA successivamente versata e presentato l’INTRA), oppure andrebbe emessa autofattura se riportasse i dati della sede americana (con indicazione dell’IVA e successivo versamento).

      Come ben sappiamo entrambi, Etsy tuttavia non emette alcun documento con gli elementi di una fattura (come emittente e cliente)!
      Bill Etsy Ireland IE9777587C
      Tuttavia espone chiaramente la propria qualità di operatore UE (irlandese) nella ricevuta di pagamento di Paypal:
      Ricevuta Paypal Etsy Ireland IE9777587C
      Nonché menziona la propria partita IVA irlandese nella propria ricevuta di pagamento che arriva via mail:
      Mail Ricevuta Etsy Ireland IE9777587C

      Pertanto abbiamo a disposizione due opzioni:

        una meno corretta, cioè considero tale bill come una sorta di estratto conto, e normalmente si può comunque procedere alla deduzione del costo delle commissioni in quanto le commissioni e il relativo bill sono legati all’account del venditore e quindi si tratterebbe comunque di un costo inerente l’attività, tuttavia non è una soluzione del tutto corretta
        una più corretta ai fini IVA, cioè considero non ricevuta la fattura di Etsy, e coadiuvato da quanto ribadito nella Circolare 12/E del 2013 (pagg. 36-38) e più recentemente dalla Risoluzione 21/E del 2015, emetto autofattura (ex articolo 17 co. 2) entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione [es. 15 gennaio 2016 per il Bill del 31 ottobre 2015] – nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione [cioè non ricevo alcuna fattura entro dicembre 2015 per l’operazione di ottobre 2015] – e l’annoto entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente (articoli 46, comma 5 e 47 comma 1, secondo periodo, del DL n° 331 del 1993). L’autofattura riporterà, per quanto riguarda le commissioni – fees, l’integrazione della relativa IVA italiana al 22%

        Tuttavia, ricordo che applicando il nuovo regime forfettario, non è possibile la deduzione analitica dei costi (eccetto i contributi previdenziali versati nell’anno), in quanto il costo è forfettariamente dedotto in base alla percentuale di redditività (il 40% nel caso di specie), mentre dovrà comunque essere versata l’IVA relativa alle commissioni entro il 16 del mese successivo all’operazione, nonché presentato il modello INTRA servizi ricevuti a cadenza trimestrale.

        Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti!

      Tiziano D'Angelo 24 ottobre 2015 alle 22:43 #
      • Gentilissimo Dottore,
        ho dei dubbi proprio in merito allo stesso argomento. E’ possibile non emettere autofattura ex art. 17 comma 6 D.P.R. 633/72 per il servizio (provvigione + commissione per la presenza delle singole inserzioni) che si paga a Etsy? Nel senso, posto che non emettono INVOICE, ci si può ritenere sollevati dall’obbligo previsto dalla legge di emettere autofattura per servizi acquistati da paesi extra-UE, solo perché la spesa non è documentata sotto forma di fattura?
        A mio avviso, credo che si debba comunque procedere con l’autofattura e con il versamento dell’IVA entro il 16 del mese successivo.

        La ringrazio per qualsiasi contributo alla questione,

        Valentina

        kazenobara11 20 gennaio 2016 alle 21:21 #
        • Buongiorno Valentina,

          Come ho avuto modo di rispondere in precedenza a Laura nel mio commento precedente, la soluzione più corretta è l’emissione di autofattura, con integrazione (e versamento, se in regime forfettario o minimo) dell’IVA, e presentazione del modello INTRA trimestrale.

          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

          Tiziano D'Angelo 21 gennaio 2016 alle 12:32 #
          • Dovendo sostenere le tasse di Etsy in dollari, come dobbiamo comportarci con l’autofattura? Convertiamo in euro al cambio della banca nazionale del giorno in cui paghiamo le tasse e poi su questo integriamo l’iva?
            Grazie!

            Paolo 23 febbraio 2016 alle 22:54 #
      • Aggiungo che da marzo 2016 Etsy emette, come necessario, regolare fattura per i servizi erogati, per la quale andrà quindi inviato il modello INTRA.
        Sono inoltre state emesse tutte le fatture arretrate relative al periodo gennaio 2015-febbraio 2016

        Tiziano D'Angelo 19 aprile 2016 alle 14:20 #
        • Buongiorno
          Non mi è ancora chiaro come comportarsi per Etsy:
          Se non dichiaro partita iva e pago normalmente iva applicata ai servizi da privato e allego ricevuta Etsy alle fatture?
          Per gli acquisti <1000€ in UE mi è stato detto dal commercialista di procedere come privato e conservare ricevuta.
          Sono ai primi giorni di apertura partita iva in regime forfettario e non so ancora bene come comportarmi…

          La ringrazio molto

          Sally 2 luglio 2016 alle 16:57 #
          • Buonasera Sally,

            Se si riferisce alle fatture di Etsy per le commissioni: si tratta servizi ricevuti da operatore intracomunitario, per i quali non esiste alcun limite di esenzione dagli adempimenti INTRA.

            Se invece si riferisce ad acquisti di beni, come può leggere nell’articolo, il limite di esenzione dagli adempimenti Intra è 10.000€ (e non 1.000 € come asserito), pertanto deve richiedere al fornitore di rilasciare ricevuta o fattura con l’IVA del proprio paese.

            Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

            Tiziano D'Angelo 6 luglio 2016 alle 22:56 #
  3. Fermo restando che le deduzioni di tali costi non posso applicarle in quanto sono in regime forfettario del 2015 (è giusto?)

    Grazie mille dott. D’Angelo!

    Laura 26 ottobre 2015 alle 11:21 #
    • Esatto, nel regime forfettario si tratta di costi comunque non deducibili, perché la deduzione dei costi è forfettaria (in base alla percentuale di redditività), e non analitica (come nel regime ordinario o nel vecchio regime di vantaggio).

      Tiziano D'Angelo 26 ottobre 2015 alle 11:43 #
      • Ringrazio molto per la grande utilità di questo post. Mi riallaccio a questo quesito di qualche mese fa. A parere vostro, se un commerciante forfettario, ha un negozio fisico per il quale ha già fatto regolare scia commerciale, è opera con tutte le autorizzazioni dal 2015, qualora decidesse di aprire un negozio su etzy e comunicare la partita iva, dovrebbe fare una scia per commercio elettronico? E dovrebbe utilizzare un secondo “registro” vendite? Anche se per i forfettari non si può parlare di un vero e proprio registro…

        Ringrazio in anticipo per l’informazione

        Francesco 7 luglio 2016 alle 17:14 #
        • Buonasera Francesco,

          Sì è necessario presentare una regolare SCIA per il commercio elettronico se viene venduta merce fisica (c.d. commercio elettronico indiretto), mentre non va presentata SCIA se vengono venduti solamente prodotti/servizi digitali (quali ad esempio file PDF ed affini, c.d. commercio elettronico diretto).
          Considerando che per il commercio elettronico diretto ed indiretto è previsto l’esonero dalla fatturazione nonché dalla certificazione dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta fiscale, è sufficiente l’annotazione degli importi sul registro dei corrispettivi (come peraltro ribadito dalla Circolare 108/E del 2009).
          Sebbene nel caso dei regimi agevolati non vi sia obbligo di tenere un separato registro dei corrispettivi per ogni ogni attività (c.d. sezionali), consiglio però di adottarne uno separato per avere maggiore ordine nella gestione delle proprie attività (anche solamente per conoscere in ogni momento l’andamento delle stesse).

          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

          Tiziano D'Angelo 10 luglio 2016 alle 18:18 #
  4. Buongiorno,
    ho ricevutouna fattura con la dicitura “operazione IVA art.1 commi 54-89 L.190 29/12/14 No Rit. Acconto… ”
    Volevo sapere come effettuare la registrazione, devo trattarla con autofattura oppure come una fattura di acquisto ordinaria?
    Ringrazio anticipatamente.

    SILVIA B. 27 ottobre 2015 alle 10:11 #
    • Buongiorno Silvia,

      Se ho ben capito la sua domanda, ha ricevuto la fattura di un fornitore che applica il nuovo regime forfettario (art. 1 commi 54-89 L. 190/2014).
      E’ una fattura di acquisto ordinaria, tranne per quanto riguarda l’IVA: è un’operazione non soggetta, quindi andrà indicato il corretto codice IVA nel software (ad esempio 354 per i gestionali TeamSystem). Questo consentirà di gestire correttamente anche i dichiarativi.

      Tiziano D'Angelo 27 ottobre 2015 alle 10:21 #
  5. Buongiorno, sono in regime forfettario e dovrei emettere una fattura per prestazioni di servizi ad un soggetto comunitario che però non risulta iscritto al Vies. Come devo comportarmi? Grazie mille

    Marco 27 novembre 2015 alle 11:39 #
    • Buonasera Marco,

      Se il soggetto è dotato di numero di partita IVA nel proprio Paese, ma non è iscritto al VIES, questo va trattato come fosse un soggetto italiano, quindi si emette fattura come se l’operazione fosse svolta in Italia. Nel caso di specie va emessa una regolare fattura nazionale in regime forfettario con l’annotazione “Operazione in franchigia da IVA ex articolo 1 comma 54 e seguenti Legge 190 del 2014” e non andrà presentato il modello INTRA per i servizi resi.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

      Tiziano D'Angelo 30 novembre 2015 alle 17:58 #
  6. Salve Dott. D’Angelo, questo discorso vale anche per il nuovo regime forfettario 2016 o c’è qualche differenza?
    Nello specifico parlo di ditta individuale, aperta in regime forfettario 2016, che deve fatturare a google (adsense)…quindi iscrizione vies e intrastat obbligatorio, giusto?
    Grazie molte!

    Giuseppe 18 gennaio 2016 alle 19:24 #
    • Buonasera Giuseppe,

      Sì, chiaramente si applica anche alle attività aperte nel 2016. Il regime forfettario è stato rivisto e corretto solo su alcuni commi, mentre i richiami alla normativa generale per le operazioni con l’estero sono rimasti gli stessi.
      Confermo: iscrizione VIES, fattura con dicitura “inversione contabile” e INTRA servizi resi trimestrale.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1.

      Tiziano D'Angelo 18 gennaio 2016 alle 20:33 #
  7. Con il nuovo regime forfettario 2016 la dicitura in fattura per prestazione di servizi pubblicitari con un soggetto nella comunità europa dovrà essere: Operazione soggetta all’inversione contabile o VAT reverse charge in base all’art. 7-ter del DPR 633/72 assolta dal destinatario, in conformità all’articolo 196 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio dell’Unione Europea e della Direttiva 2008/8/CE”.

    Va bene questa ?

    O bisogna aggiungere altro ?

    Grazie per eventuali risposte.

    Marco 22 febbraio 2016 alle 13:18 #
    • E’ sufficiente l’indicazione in fattura della dicitura “inversione contabile” (eventualmente seguita da “reverse charge”, per comprensione della controparte comunitaria), obbligatoria e prevista dall’articolo 21 comma 6-bis lettera a) del D.P.R. 633/1972, così come modificato dalla Legge di Stabilità 2013 (legge 228 del 2012).
      E’ invece del tutto facoltativa l’indicazione della normativa di riferimento (in questo caso “ex articolo 7-ter D.P.R. 633/1972” e relativi riferimenti comunitari).
      Propendo per la soluzione “keep it simple” con la sola dicitura obbligatoria (e relativa traduzione) 🙂

      Tiziano D'Angelo 22 febbraio 2016 alle 13:39 #
      • La ringrazio per le risposte ma continuo a leggere pareri discordanti su questa cosa. Leggo ad esempio su altri siti web di settore che invece con il nuovo regime forfettario 2016 la situazione è diversa.

        Il contribuente forfettario italiano che effettua prestazioni di servizi generiche ai sensi dell’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972, nei confronti di soggetti passivi IVA con residenza in un altro Paese UE, non effettua un’operazione intracomunitaria bensì un’operazione interna senza diritto di rivalsa.

        e che in caso di cessioni intra, il contribuente forfetario non deve presentare il modello Intrastat di beni o servizi. Quindi la dicitura rimane quella normale del regime forfettario. A lei risulta questa cosa ?

        Come crede che devo agire? Mi scusi sono un po’ confuso sulla materia.

        Saluti
        Marco

        Marco 23 febbraio 2016 alle 13:22 #
        • Ritengo che la legge parli chiaro, pertanto basta seguire le indicazioni fornite in questo articolo a riguardo delle prestazioni di servizi generiche rese.
          Chi afferma diversamente si sbaglia o fa (e genera) confusione, facendo riferimento improprio a circolari che non si applicano al regime forfettario (bensì al vecchio regime dei minimi, e tra l’altro solo fino al 27 agosto 2015).

          Sono d’accordo sulle cessioni intracomunitarie (basta confrotnare il relativo paragrafo di questo articolo). Preciso che con cessioni si intendono sempre cessioni di beni e mai prestazioni di servizi.

          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

          Tiziano D'Angelo 23 febbraio 2016 alle 15:48 #
  8. Buongiorno. Alla luce delle modifiche introdotte dal nuovo regime forfetario del 2016, pare sia tornato l’obbligo del versamento dei contributi minimali ma con la possibilità (previa domanda da sottoporre all’inps online) di usufruire di una riduzione del 35%.
    Io ho aperto p.iva in regime forfettario nel 2015, per cui mi chiedo se ciò che segue sia corretto:
    – verserò i contributi relativi al 2015 in fase di dichiarazione dei redditi 2016, visto che per il 2015 non era previsto il versamento dei minimali;
    – verserò i contributi dal 2016 in poi con il metodo dei minimali (eventualmente ridotti del 35%), per cui il primo versamento lo effettuerò entro il 16 maggio per il primo trimestre 2016, e così via.
    – In fase di conguaglio nella dichiarazione unico 2017, calcolo i contributi (event. ridotti del 35%) sull’imponibile derivato dall’applicazione del forfait sul fatturato (ad es. se sono commerciante il 40% del fatturato del 2016) e, se superiori a quanto già versato per il 2016 con il metodo dei minimali, effettuo un versamento a conguaglio.

    E’ tutto giusto? Grazie per il prezioso lavoro!

    Marco 23 febbraio 2016 alle 18:50 #
    • (Tralascio il fatto che il commento è fuori tema in quest’articolo e rispondo lo stesso)

      Non pare, è così!

      Confermo.
      – Per il 2015 i contributi si versano in percentuale (22,74%) in sede di dichiarazione dei redditi durante il 2016
      – Per il 2016 i contributi si versano in 4 rate per il minimale + in sede di versamento delle imposte l’anno successivo per l’eventuale eccedenza a saldo e acconto; chi chiede l’agevolazione versa un contributo minimale fisso di € 2.351,07 (2.343,63 IVS + 7,44 maternità) in 4 rate uguali di € 587,77, mentre la riduzione per le eventuali eccedenze sarebbe equivalente al versamento con un aliquota del 15,07%.

      Rimando ad un post che ho pubblicato il mese scorso su Facebook.

      Tiziano D'Angelo 24 febbraio 2016 alle 19:08 #
  9. Salve dottore, complimenti per la precisione e competenza con cui affronta gli argomenti.
    Esporto prodotti in regime forfettario tramite un e-commerce. Mi chiedevo se fosse possibile estromettere le spese di spedizione dal conteggio utile ai fini dell’individuazione del fatturato annuale. Sarebbe d’aiuto nel riuscire a stare entro i limiti annuali.
    Grazie!

    Sergio 25 febbraio 2016 alle 22:36 #
    • Buonasera Sergio,

      La ringrazio per il complimento!
      Per quanto riguarda le spese di spedizione, se si tratta di spese anticipate in nome E* per conto del cliente nonché documentate da contratto, allora possono essere considerate come importi esclusi ex articolo 15 del D.P.R. 633 del 1972. In questo caso sono anche escluse dal volume d’affari e non rilevano per il limite di ricavi per il regime forfettario. Operativamente, oltre ad indicare nelle condizioni contrattuali che saranno riaddebitate all’acquirente le spese postali sostenute in nome e per conto del cliente, andrà richiesta al corriere o alle Poste l’emissione di fattura intestata a nome del cliente, e l’importo da lei pagato alle Poste o al corriere dovrà corrispondere a quanto riaddebitato al cliente. Un’altra alternativa (ma difficilmente attuabile in pratica) sarebbe far effettuare il pagamento delle spese di spedizione direttamente dal cliente al corriere.
      Nel caso invece di spese non in nome E* per conto (ovvero quelle non fatturate a nome del cliente), allora si tratterà di ricavi imponibili che incrementano il valore del bene, e pertanto avranno rilevanza per quanto riguarda il limite dei ricavi nel regime forfettario.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      *= ho inserito la E maiuscola per far notare che le spese devono essere anticipate contemporaneamente sia in nome sia per conto del cliente, e non solamente per conto.

      Tiziano D'Angelo 1 marzo 2016 alle 16:23 #
  10. Salve Tiziano, Ho un azienda in Olanda e sto per fatturare ad un associazione in Italia che non è esente da IVA.
    Applico il reverse charge come per altri clienti italiani o devo comportarmi in modo differente?

    Inoltre ovviamente l’associazione ha un codice fiscale anzichè una PIVA. Non so se sono pertinente nel chiederlo, ma questo ultimo fattore ha delle specifiche necessarie in fase di fatturazione? Ad esempio qui in Olanda in caso di reverse charge si specifica la dicitura “btw verlegd” seguita dalla Partita IVA (VAT). Il codice fiscale vale come PIVA?

    La ringrazio in anticipo e le faccio i miei complimenti.

    Francesco 5 marzo 2016 alle 19:30 #
    • Buonasera Francesco,

      La ringrazio!
      Premesso che va sicuramente esaminata la normativa olandese per avere un riscontro certo di quanto le sto per scrivere e presumo che si tratti di servizi resi dalla sua azienda all’associazione. Esaminando la normativa italiana, un soggetto quale associazione, privo di partita IVA o di qualsiasi soggettività passiva IVA e che svolge sola attività istituzionale con il proprio codice fiscale (che NON è la partita IVA) dovrà essere trattato alla stregua di un soggetto privato, e quindi si applica la normativa prevista dall’articolo 7-ter del D.P.R. 633 del 1972 per i soggetti privati, e dovrà quindi essere applicata l’IVA olandese prevista per questo tipo di prestazioni.
      Deve però accertarsi che l’associazione sia effettivamente priva di partita IVA (ad esempio tramite i sistemi dell’Agenzia delle Entrate posso verificare se ad un codice fiscale è abbinata una partita IVA e viceversa).

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 7 marzo 2016 alle 21:53 #
  11. Buongiorno, che riferimento di legge, seppur facoltativo, accompagna la dicitura circa l’assoggettamento al reverse charge per servizi resi in UE ? Inoltre in tal caso il bollo oltre i 77 euro è dovuto (il destinatario è comunque soggetto ad iva…) ? [Prima ho postato erroneamente nel 3d del regime dei minimi, chiedo venia].

    Rosario 13 marzo 2016 alle 15:07 #
  12. Sono in procinto di aprire P.IVA in regime forfettario. Mi chiedevo a riguardo se è sufficiente emettere e conservare, oppure è necessario anche inviare, le fatture alle piattaforme di affiliazione comunitarie ? Distinguerei due casi. A) affiliazioni (es. Tradedoubler SE, Zanox DE) che mettono a disposizione del pubblisher auto-ricevute di pagamento con i dati fiscali delle parti. B) Affiliazioni (es. Amazon LU) che non emettono tali documenti ne mettono a disposizioni indirizzi digitali a cui spedirle.

    Nei casi di invii cartacei è poi possibile raggruppare più fatture in un unico invio, ad esempio a cadenza semestrale oppure annuale?

    Ringrazio per il gentile e prezioso consiglio.

    Giovanni Sarnelli 13 marzo 2016 alle 16:05 #
    • E’ opportuno inviare le fatture al committente, poiché le stesse si considerano emesse quando vengono spedite o consegnate. Altresì nel caso di unico invio si considererebbero emesse nella data in cui vengono spedite. Se è disponibile un indirizzo e-mail è possibile l’invio anche con questa modalità.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 14 marzo 2016 alle 13:58 #
  13. Buongiorno Dottore. Aderisco al regime forfettario dal 2015. Per la mia attività effettuo acquisti intra-comunitari entro i 10.000 annui, trattandoli come se fossi un privato (no reverse-charge, applicazione delle tasse vigenti nel paese del fornitore).

    Ora dovrei acquistare da un fornitore che sta in Slovenia e che emette fatture esenti iva (Esente IVA secondo l’articolo 94 della legge ZDDV-1 – Slovenia). Come mi devo comportare? Devo integrare l’iva in Italia con il reverse-charge? Oppure non devo pagare iva perchè il bene è esente “a monte” ?

    La ringrazio tanto per la sua disponibilità.

    Michela 2 aprile 2016 alle 12:31 #
    • Buonasera Michela,

      L’articolo 94 della ZDDV-1 non è altro che l’equivalente sloveno del regime agevolato forfettario o dei minimi, perciò chi adotta tale regime emette fatture non soggette ad IVA fino ad un volume d’affari di 50.000 € (per le proprie operazioni nazionali). Finché lei non supera i 10.000€ di acquisti comunitari potrà semplicemente ricevere le fatture emesse dal fornitore sloveno non soggette ad IVA “alla fonte” senza dover procedere ad alcuna integrazione IVA o adempimenti INTRA, come fosse un normale acquisto ivato all’origine nel Paese del fornitore.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 4 aprile 2016 alle 18:39 #
  14. Salve.

    Un lavoratore autonomo nel nuovo regime forfettario agevolato che rilascia servizi di tipo “generico” a clienti (passivi e non) extra-UE deve indicare in fattura la dicitura “inversione contabile”?

    Buona serata!

    GiX 9 aprile 2016 alle 18:10 #
    • Salve GiX,

      No, trattandosi di operazioni extra-UE, indicherà la dicitura “operazione non soggetta” (eventualmente seguita dal riferimento normativo) nelle fatture emesse a soggetti passivi IVA (operazioni B2B) e nelle fatture emesse a soggetti privati per le specifiche operazioni elencate all’articolo 7-septies del D.P.R. 633/1972, mentre emetterà regolare fattura nazionale per tutte le altre operazioni di servizi generici, non specificati da tale articolo, svolte nei confronti di soggetti privati (operazioni B2C).

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 12 aprile 2016 alle 13:30 #
      • Grazie per la risposta!

        Un’ultima domanda chi sono i “soggetti passivi” extra-UE, dato che la partita IVA (o VAT number in inglese) non esiste al di fuori dell’ UE?

        La mia domanda era scaturita dal fatto che il mio commercialista mi aveva riferito di lasciare la scritta “inversione contabile” per i soggetti passivi extra-UE (svolgo più che altro lavori di traduzione.)

        Buona giornata!

        GiX 12 aprile 2016 alle 13:43 #
        • Secondo l’articolo 7-ter, comma 2 del D.P.R. 633/1972, sono committenti soggetti passivi “i soggetti esercenti attivita’ d’impresa, arti o professioni; le persone fisiche si considerano soggetti passivi limitatamente alle prestazioni ricevute quando agiscono nell’esercizio di tali attività, gli enti, le associazioni e gli altri enti non commerciali, anche quando agiscono al di fuori delle attività commerciali o agricole”. In sostanza tutte le imprese, società, professionisti, agricoltori, ed enti associazioni e fondazioni che hanno attività istituzionale e commerciale.

          L’inversione contabile viene applicata in ambito comunitario su determinate operazioni. Potrebbe essere prevista dalle normative di altri Paesi extra-UE, ma sarà poi il committente extracomunitario a conformarsi alla propria normativa nazionale, mentre il prestatore italiano deve solamente inserire la dicitura “operazione non soggetta” per tali casistiche, come stabilito dall’articolo 21, comma 6-bis lettera b) del D.P.R. 633/1972.

          Tiziano D'Angelo 12 aprile 2016 alle 15:34 #
          • Grazie!

            L’aver applicato la dicitura “inversione contabile” invece che “operazione non soggetta” comporta delle sanzioni?

            GiX 12 aprile 2016 alle 16:07 #
          • Buonasera dottore.

            Mi scusi se torno un attimo sull’argomento; vorrei avere un quadro ancor più chiaro dell’argomento. Una società, una compagnia o un’impresa extra-europea va dunque SEMPRE inquadrata come soggetto passivo extra-UE e va pertanto SEMPRE riportata la dicitura “operazione non soggetta”?

            In ultimo: se per i committenti europei va riportato in fattura, qualora in loro possesso, il loro numero di partita IVA, ai committenti extra-UE andrebbe richiesto il loro TAX-ID o basta l’indirizzo della loro sede (città, via e ZIP code)?

            Saluti.

            Giorgio 16 maggio 2016 alle 19:24 #
            • Buonasera Giorgio,

              Questo dipende dalla tipologia di operazione (cessione di beni o prestazione di servizi resa [generica o in deroga], quindi va fatta una valutazione caso per caso, se cambia la tipologia di operazione.
              Per quanto riguarda i dati anagrafici va indicato l’identificativo equivalente alla partita IVA, se disponibile.

              Tiziano D'Angelo 16 maggio 2016 alle 22:37 #
              • Grazie per la celere risposta!

                Si tratta di prestazioni di servizi generici (ho dimenticato di esplicitarlo, mi scusi.)

                Giorgio 16 maggio 2016 alle 22:54 #
  15. Buongiorno! Sono un’artigiana iscritta al nuovo regime forfettario. Avrei la possibilità di esportare alcuni miei prodotti negli Stati Uniti a una società che vorrebbe rivenderli sempre negli Stati Uniti. Mi è possibile farlo? Come devo comportarmi con le fatture? Grazie mille per l’attenzione!

    marianna 19 aprile 2016 alle 11:06 #
    • Buonasera Marianna,

      Nel regime forfettario è certamente possibile esportare i prodotti negli Stati Uniti, seguendo la normativa ordinaria prevista, e pertanto applicando l’articolo 8 del D.P.R. 633 del 1972. Andrà emessa una fattura con dicitura “operazione non imponibile” come stabilito dall’articolo 21, comma 6, lettera b) del D.P.R. 633 del 1972. E’ opportuno rivolgersi ad un vettore/spedizioniere per adempiere alle formalità di esportazione in Dogana.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 19 aprile 2016 alle 14:55 #
  16. Le fatture di servizi pubblicitarie rese da soggetto forfettario a soggetto UE, ma non VIES (residenza fiscale alle Isole Canarie di Spagna) come andrebbero viste ? Presumo come quelle extra-UE, quindi “non soggette”. Grazie mille.

    Rosario 21 aprile 2016 alle 19:32 #
    • Buonasera Rosario,

      Ai fini IVA le Isole Canarie sono considerate “extracomunitarie”, cioè è un territorio al di fuori del “territorio della Comunità” così come individuato dall’articolo 7 comma 1 lettera b) del D.P.R. 633/1972.
      Il soggetto in regime forfettario emette quindi fattura con indicazione di “operazione non soggetta” e non presenta alcun modello INTRA.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 21 aprile 2016 alle 20:34 #
  17. Buonasera Tiziano,

    Innanzitutto complimenti per la qualità dei contenuti 🙂

    Mi domandavo se il regime dei minimi può essere utilizzato anche per la vendita di servizi informatici in abbonamento (ipotizziamo un prodotto “software as a service” tipo MailChimp, SumoMe o simili dal costo di 10/20/30 euro mensili).
    In caso affermativo, che implicazioni ci sono nella fatturazione dato che la normativa europea per i beni
    digitali impone di caricare l’iva in base al paese di destinazione per poi versarla trimestralmente tramite MOSS?

    Grazie per la disponibilità!
    Andrea

    Andrea 26 aprile 2016 alle 16:10 #
    • Buonasera Andrea,

      Confermo che chi è in regime di vantaggio – dei minimi può certamente vendere servizi informatici in abbonamento, che rientrino tra i cosiddetti “servizi digitali” “TBES” (Transmission Broadcasting and Electronic Services), così come chiarito dalla Risoluzione 75/E del 28 agosto 2015, applicando per le vendite a privati comunitari l’IVA del relativo paese di residenza/domicilio, eventualmente optando per il regime IVA opzionale MOSS (Mini One Stop Shop) e versando l’IVA tramite MOSS, oppure provvedendo alla più onerosa identificazione diretta e versamento nel singolo Paese membro.
      Questo tipo di operazioni verso privati italiani continueranno invece a fruire della non assoggettabilità ad IVA.
      Questo tipo di operazioni verso soggetti passivi IVA comunitari o extracomunitari continueranno a seguire il trattamento previsto per i servizi generici B2B descritto nell’articolo.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 26 aprile 2016 alle 16:49 #
      • Grazie mille per la risposta rapida ed esaustiva, non mancherò di promuovere il sito 🙂

        Saluti,
        Andrea

        Andrea 27 aprile 2016 alle 18:37 #
  18. Buongiorno,
    Guida turistica , in regime forfetario da quest’anno, esente iva ed esente ritenuta d’acconto.
    Eseguo una prestazione di servizio per un ’agenzia turistica della Repubblica di San Marino che applica comunque una ritenuta d’acconto del 20%. Loro mi invieranno una certificazione delle ritenute versate alla Stato Sanmarinese.
    Chiedo se in fase di dichiarazione dei redditi potrò portare in deduzione la ritenuta subita.
    Grazie

    Marco Degan 27 aprile 2016 alle 16:36 #
    • Buonasera Marco,
      Se la prestazione è stata svolta a San Marino, si ha diritto ad un credito di imposta per imposta pagata allo Stato estero a titolo definitivo.
      Se la prestazione è stata svolta in Italia o altrove (e non a San Marino), la ritenuta alla fonte del 20% non va applicata, anche in conformità alla Convenzione Italia – San Marino contro le doppie imposizioni entrata in vigore nel 2014, e quindi qualora questa sia erroneamente applicata, dovrà essere richiesta a rimborso a San Marino.

      PS: Le operazioni svolte nei confronti di soggetti sanmarinesi non sono operazioni esenti bensì “operazione non soggetta“, fuori campo IVA ex art. 7-ter D.P.R. 633 del 1972. Anche le operazioni interne non sono esenti bensì “operazioni in franchigia da IVA ex art. 1 commi 54-89 L. 190 del 2014.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 27 aprile 2016 alle 17:14 #
      • Buonasera, grazie per la risposta.
        La prestazione è svolta in Italia, da soggetto residente in Italia, ma leggo dall’art. 14 della Convenzione riguardo le professioni indipendenti che i relativi redditi sonno imponibili sia in Italia che a San Marino, inoltre nella circolare del 28.01.2014 della Segreteria di Stato Finanze e Bilancio di San Marino, applicativa dell’art.14, è scritto che sono comprese anche le guide turistiche…A seguire l’art. 23 dice che L’Italia detrae dalle imposte quelle pagate a San Marino fino alla concorrenza di quanto dovuto …
        Riassumendo a San Marino pago il 20% e poi poi in italia posso recuperare solo il 15% del 67% = 10,05% (x regime forfetario), se fossi stato in regime ordinario avrei recuperato tutto il 20%.
        Questa interpretazione dovrebbe valere se la di guida turistica è un “professionista senza ordine professionale”, ma può essere anche considerata un “lavoratore autonomo”, e allora l’interpretazione cambia ?

        Marco Degan 30 aprile 2016 alle 16:39 #
  19. Salve.

    In una fattura diretta a committenti extra-Italia, le diciture del tipo “inversione contabile” o “operazione non soggetta” andranno tradotte in inglese o riportate in italiano?

    Una buona giornata.

    GiX 3 maggio 2016 alle 10:47 #
    • Non c’è un obbligo tuttavia sarebbe buona cosa e cortesia farlo se il cliente non mastica l’italiano.

      Tiziano D'Angelo 4 maggio 2016 alle 19:32 #
      • Grazie!

        GiX 4 maggio 2016 alle 21:50 #
  20. un soggetto nel regime dei minimi sottoscrive un abbonamento ad una piattaforma online del Canada per usufruire dei servizi forniti dalla stessa. Riceve una fattura relativa ai servizi utilizzati per tutto il mese senza IVA e in dollari, L’azieda fornitrice del servizio riporta la dicitura:la fattura è soggetta a reverse charge.
    Il soggetto italiano che riceve la fattura deve emettere L’autofattura oppure è esonerato in quanto in regime dei minimi?

    Antonio 5 maggio 2016 alle 10:48 #
    • Buonasera Antonio,

      Questo articolo riguarda il regime forfettario in vigore dal 2015 (e “potenziato” dal 2016), e non il vecchio regime di vantaggio (cosiddetto dei minimi) in vigore dal 2012 e prima ancora dal 2008, ma la sostanza non cambia.
      Il soggetto italiano in regime agevolato che riceve tale documento deve applicare la normativa ordinaria, perciò provvedere al versamento dell’IVA relativa ed emettere autofattura (nel caso di operazione con soggetto extracomunitario). Essendo però privo di registri obbligatori e non essendoci una chiara posizione normativa o di prassi in merito, non è chiaro se l’autofattura vada effettivamente emessa o sia sufficiente il documento ricevuto.

      L’imponibile in dollari canadesi va convertito in euro al cambio giornaliero della BCE (https://www.ecb.europa.eu/stats/exchange/eurofxref/html/index.en.html) o Banca d’Italia (http://cambi.bancaditalia.it/cambi/cambi.do?lingua=it&to=cambiGForm) e su questo importo si calcola l’IVA da versare.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 5 maggio 2016 alle 13:40 #
      • Il soggetto di età inferiore ai 35 anni ha iniziato nel 2015, regime dei minimi. Visto che non è tenuto ai registri iva, non ho capito se deve emettere o il documento ricevuto e se soprattutto deve calcolare l’iva e versarla.
        Grazie per la risposta precedente.

        Antonio 6 maggio 2016 alle 16:21 #
        • Sicuramente deve calcolare l’IVA e versarla. Il dubbio riguarda l’emissione dell’autofattura, per la quale procederei comunque all’emissione.

          Tiziano D'Angelo 6 maggio 2016 alle 17:55 #
          • Buonasera e grazie per le indicazioni fornitemi, le volevo però chiedere relativamente allle fatture ricevute, visto che sono di importi molto esigui (gli importi convertiti pari a euro 10,00 ogni mese) è possibile emettere un’autofattura riepilogativa?
            Nel caso non fosse possibile, per il versamento dell’Iva si dovrà effettuare di euro 2,20 ogni 16 del mese successivi?
            Qual’è il codice da utilizzare?
            Si può effettuare il ravvedimento visto il ritardi di alcune fatture? Con quali codici?
            Grazie mille per le indicazioni.
            Buona serata

            Antonio 6 maggio 2016 alle 20:22 #
  21. Buongiorno,
    innanzitutto Le faccio i complimenti per questo sito, non se ne trovano tanti di così completi. Sono accompagnatore escursionistico e turistico e lavoro con gruppi di francesi, accompagnandoli in Italia per conto di un’agenzia francese. Applico il regime forfettario. Dalla lettura dell’art. 7-quinquies del DPR 633/72 sembra di capire che le attività culturali, sportive, ricreative etc. siano escluse dall’applicazione del 7-ter (vedi circolare Agenzia Entrate n. 36 del 21/06/2010 – punto 14) e quindi dalla presentazione del modello Intra. Mi può confermare qual è la procedura corretta, con o senza Intra?
    La ringrazio per l’attenzione

    Roberto Rossati 6 maggio 2016 alle 08:52 #
    • Buongiorno Roberto,

      La formulazione dell’articolo 7-quinquies del D.P.R. 633 del 1972 era alquanto diversa all’epoca della Circolare 36/E del 2010.
      Come può leggere qui la nuova formulazione in vigore dal 2011 prevede che solo le prestazioni culturali fatturate a clienti privati sono territorialmente rilevanti in Italia, mentre quelle svolte nei confronti di committenti soggetti passivi (dotati quindi di partita IVA, e iscritti all’archivio VIES, se comunitari), rientrano nell’ambito delle prestazioni di servizi generici, per i quali si applica l’articolo 7-ter, e quindi andrà emessa fattura con annotazione “inversione contabile”, e presentato l’elenco riepilogativo INTRA per i servizi resi nel trimestre, nel caso di committente comunitario.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 6 maggio 2016 alle 10:11 #
  22. La ringrazio per la celere ed esaustiva risposta. Non sono iscritto ai social, come posso mettere un like o simile?

    Roberto Rossati 6 maggio 2016 alle 12:14 #
  23. Salve.

    Come comportarsi con le commissioni Paypal? Paypal ha sede in Lussemburgo e, se non erro, fino a qualche tempo fa, ovvero prima dell’uscita del Lussemburgo dalla blacklist, si poteva far riferimento a quanto stabilito nella circolare 2/e del 28 Gennaio 2011 dell’AdE. Ora come bisogna comportarsi? Autofattura? Intrastat?

    Grazie e buona serata!

    Saluti,
    Giorgio

    Giorgio 11 maggio 2016 alle 20:29 #
    • Buonasera Giorgio,

      Ritengo che l’assoggettamento a blacklist di tutti i soggetti lussemburghesi sia stata una forzatura da parte dell’Amministrazione finanziaria. Lussemburgo compariva nella blacklist solo per le cosiddette “holding del 1929”.
      In ogni caso dopo l’eliminazione dalla blacklist ritengo che le commissioni possano essere tranquillamente dedotte come oneri bancari documentati senza dover sottostare all’emissione di autofattura, prevista invece per le operazioni con paesi effettivamente blacklist, come specificato dalla circolare 2/E del 2011 richiamata.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

      Tiziano D'Angelo 12 maggio 2016 alle 17:14 #
      • Grazie!

        Buona serata!

        Giorgio 16 maggio 2016 alle 19:14 #
  24. Buongiorno, in caso di fattura emessa da soggetto in regime dei minimi italiano (esente IVA) verso una ltd nello United Kingdom esente Vat e esente dal possesso di Vat number come ci si deve comportare?

    Non avendo VAT number non ha nemmeno VIES, mi risulterebbe impossibile registrarlo come intra.

    Grazie,
    Niccolo’

    Niccolo' 13 maggio 2016 alle 13:13 #
    • Buonasera Niccolò,

      presumo si parli di prestazione di servizi generici per un contribuente in regime forfettario (questo articolo riguarda il regime forfettario, ma analoghe conclusioni si applicano per il regime di vantaggio – dei minimi). In tal caso l’operazione va trattata come se il soggetto fosse un cliente privato, quindi territorialmente rilevante in Italia, e quindi va emessa una fattura con le annotazioni previste per il regime agevolato, senza necessità di presentare INTRA (in quanto sarebbe appunto impossibile inserire un movimento senza partita IVA comunitaria).

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 16 maggio 2016 alle 18:37 #
  25. Buongiorno, per le fatture ricevute da un soggetto fuori dall’unione europea, visto che bisogna emettere autofattura e versare l’iva, mi potrebbe dire gentilmente quali sono i codici tributo da utilizzare (versamento entro il 16 del mese successivo al ricevimento della fattura). Per le fatture ricevute nei mesi precedenti e quindi in ritardo si può fare il ravvedimento? con quali codici tributo.
    Grazie mille per le indicazioni.

    Antonio 13 maggio 2016 alle 15:53 #
    • Buonasera Antonio,

      I codici tributo sono quelli dell’IVA mensile quindi da 6001 a 6012 a seconda del mese di svolgimento dell’operazione (e non di ricevimento della fattura). E’ certamente possibile effettuare il ravvedimento operoso con il codice 8904 per le sanzioni.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

      Tiziano D'Angelo 16 maggio 2016 alle 19:52 #
  26. Egr. dott. D’Angelo,
    Le chiedo se, essendo in regime forfettario, posso comunque emettere note di collaborazione occasionale a committenti italiani o stranieri.
    La ringrazio per l’attenzione

    Roberto Rossati 25 maggio 2016 alle 06:14 #
    • Buonasera Roberto,

      Se lei è un professionista, solitamente si applica il principio di attrazione dei redditi derivanti da altre attività anche occasionali nel reddito professionale, che andranno perciò fatturate. In ogni caso può anche dipendere dal tipo di prestazione svolta (es. le prestazioni sportive dilettantistiche sono escluse dall’attrazione, mentre se è un’attività identica a quella svolta chiaramente è attratta dal reddito professionale etc….).

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 27 maggio 2016 alle 13:56 #
  27. Buongiorno dottore,

    Per prestazioni di servizi generici in regime forfettario verso soggetti passivi UE ed extra-UE, la marca da bollo, qualora superati i 77,47€, va applicata?

    Giorgio 27 maggio 2016 alle 11:34 #
    • Buonasera Giorgio,

      Sì, si tratta di importi Fuori Campo IVA che assolvono l’impoista di bollo da 2 € per valori oltre 77,47 €.
      Veda questo articolo per maggiori informazioni.

      Tiziano D'Angelo 27 maggio 2016 alle 13:53 #
      • Grazie per la celere risposta!

        Ho letto l’articolo da lei indicato pochi minuti dopo aver postato il commento e ho ora un quadro molto più completo. Quello che non riesco a comprendere è perché una prestazione verso soggetti passivi UE in “inversione contabile” è da considerarsi “fuori campo IVA”. Perché manca del requisito di territorialità?

        Giorgio 27 maggio 2016 alle 14:15 #
  28. Salve e complimenti per la prontezza e completezza delle risposte date in precedenza.
    Indubbio indice di professionalità erogata.
    Le porto il mio esempio. Ho aperto partita iva nel 2016 come professionista in regime forfetario.
    Devo recarmi a San Marino per partecipare a un corso di formazione professionale.
    Le fatture emesse dall’hotel e ristoranti non prevedono applicazione di iva in quanto san marino per bontà loro non hanno l’iva ma solamente un’imposta sostitutiva del 3% sull’erogazione di servizi.
    La mia domanda è mi conviene farmi fatturare con la mia partita iva oppure come privato?
    Nel senso che se mi fatturano con partita iva devo assolvere al reverse charge integrando io il 22% di iva allo stato italiano?

    Per quanto riguarda invece la fattura relativa al corso, mi viene emessa da società di paese comunitario (Maltese iva 18%) che eroga il corso di formazione a San Marino. In questo caso devo chiedere di rilasciarmi fattura senza iva in quanto forfettario, oppure devo applicare poi io in reverse charge integrando io il 22% di iva allo stato italiano?

    Grazie per le risposta.

    Antonio 19 giugno 2016 alle 19:02 #
    • Buongiorno Antonio,

      Se si tratta di operazioni interenti la sua attività professionale, può chiedere il rilascio di fattura con indicazione della sua partita IVA. Trattandosi di prestazioni alberghiere e di ristorazione, rientrano nella deroga dell’articolo 7-quater del D.P.R. 633 del 1972, e perciò sono territorialmente rilevanti dove vengono erogate e in questo caso a San Marino, che per inciso non applica IVA. Pertanto non c’è da integrare né IVA né svolgere ulteriori adempimenti. Se la prestazione fosse svolta in uno Stato che assoggetta ad IVA le prestazioni alberghiere, allora semplicemente avrebbe una fattura con IVA dello Stato in cui è stata erogata la prestazione.

      Per quanto riguarda invece il corso di formazione, se si tratta sempre di operazione inerente la sua attività professionale, allora può chiedere il rilascio di fattura con indicazione della sua partita IVA.
      L’operatore maltese dovrà quindi emettere fattura fuori campo IVA maltese, con applicazione dell’inversione contabile da parte sua (e quindi integrazione e versamento dell’IVA italiana al 22%) e presentazione dell’elenco riepilogativo INTRA per servizi ricevuti.

      Se invece non richiedesse l’emissione di fattura alla sua partita IVA, allora i costi non saranno deducibili, e nel caso del corso di formazione l’operatore maltese (posto che la normativa è uniforme a livello comunitario) dovrebbe utilizzare come criterio di territorialità il luogo di svolgimento materiale della prestazione, e quindi emettendo fattura senza applicazione dell’IVA poiché il corso si svolge a San Marino, secondo la deroga dell’articolo 7-quinquies, comma 1, lettera a) del succitato D.P.R.. Se il corso si svolgesse in Italia dovrebbe invece emettere fattura con IVA al 22% e così via al 19% se in Germania, etc…

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 29 giugno 2016 alle 12:34 #
  29. Il mio è il caso di una ditta individuale che esporta beni materiali tramite e-commerce. Credo che tanti altri siano nella stessa situazione.
    Ragionavo su questi punti:
    – Trattandosi di esportazione va emessa fattura non imponibile ai sensi del……
    – Trattandosi di e-commerce la fattura è obbligatoria solo su richiesta del cliente

    Dunque mi chiedo, visto che nel regime forfettario non è prevista l’iva per cui non devo “dimostrare” l’avvenuta esportazione, se sia possibile annotare le vendite semplicemente in un registro dei corrispettivi (come faccio per le vendite in Italia) senza l’emissione della fattura.

    E nel caso di una cessione INTRA potremmo applicare la stessa logica?

    Mi scusi per l’uso di termini non perfettamente appropriati!!
    🙂

    Marco 23 giugno 2016 alle 20:29 #
    • Buongiorno,

      Se si tratta di un’esportazione diretta ex articolo 8, lettera a) del D.P.R. 633 del 1972, dove l’acquirente può essere tranquillamente un consumatore finale estero, allora l’esportazione risulta dal documento doganale o da vidimazione apposta dalla dogana su un esemplare della fattura o della bolla di accompagnamento (documento di trasporto), perciò a mio modo di vedere può bastare la bolletta doganale o il DDT.

      Se invece si trattasse di esportazione ex articolo 8, lettera b) con esportazione a cura dell’acquirente, in questo caso solamente un operatore economico, allora la vidimazione viene fatta sulla fattura.

      L’articolo in ogni caso riguarda principalmente le operazioni con soggetti busioness. Nel caso di cessioni a soggetti privati UE, l’operazione è configurabile come operazione nazionale (fino ai limiti di fatturato previsti per ogni Paese membro) e mai come operazione INTRA.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

      Tiziano D'Angelo 29 giugno 2016 alle 12:14 #
      • Grazie dott. D’Angelo. Nel primo caso da lei indicato, ossia esportazione diretta verso un consumatore finale extra UE, in regime forfettario che quindi non prevede l’IVA è proprio necessario dimostrare l’avvenuta esportazione? Oppure basta annotare la vendita su un registro dei corrispettivi? Spesso si spedisce la merce con prioritarie internazionali che rendono difficoltoso il rilascio di documenti doganali.
        Ho aggiunto con molto piacere un “like” sulla vostra pagina Facebook”

        Marco 29 giugno 2016 alle 14:48 #
  30. Complimenti per la precisione, la tempestività delle risposte e per l’impegno profuso.

    Nel caso di un forfettario che aprirà la partita IVA nel corso del 2016 con attività di consulenza ed avrà solo clienti soggetti passivi Ungheresi, emetterà quindi fattura con dicitura “inversione contabile o Reverse Charge”, la domanda è la seguente: qualora il forfettario non venisse iscritto al VIES sarebbe esentato dagli adempimenti relativi al modello INTRA?

    Ringrazio in anticipo

    Francesco 6 luglio 2016 alle 20:41 #
    • Buonasera Francesco,
      Confermo la dicitura in fattura.
      Per porre in essere operazioni attive quali le prestazioni di servizi generici, è requisito indispensabile l’iscrizione al VIES e pertanto si presenta INTRA a cadenza trimestrale in presenza di operazioni nel trimestre.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 6 luglio 2016 alle 22:47 #
      • ringrazio molto per la chiarezza e la tempestività

        Francesco 7 luglio 2016 alle 12:35 #
      • Riprendo questo post di luglio per chiedere un parere.
        Nel caso in cui una persona fisica nel regime dei minimi iscritta al VIES, abbia effettuato una prestazione di servizi per un cliente tedesco nel primo trimestre dell’anno 2016 e tuttavia non abbia adempiuto agli obblighi dichiarativi (modello INTRA) può ad oggi inviare un INTRA tardivo?
        Come consiglia di comportarsi? come potrebbe regolarizzare?

        Ringrazio in anticipo

        Francesco 8 settembre 2016 alle 10:46 #
        • Buonasera Francesco,

          L’omessa presentazione del modello INTRA trimestrale è ravvedibile con il pagamento della sanzione ridotta, pari a 64,00 €, con versamento F24 con codice tributo 8911 e anno cui si riferisce la violazione (2016), entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale (anche se non dovuta nel regime dei minimi, il termine è il 28 febbraio dell’anno successivo).

          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

          Tiziano D'Angelo 9 settembre 2016 alle 13:08 #
  31. Salve.

    È errato lasciare le diciture “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, cc. 54-89 […] e “Compenso non assoggettato a ritenuta d’acconto […]” per le fatture estere(UE ed extra-UE)?

    Buona giornata!

    GiX 7 luglio 2016 alle 11:35 #
    • Buonasera GiX,

      a mio modo di vedere sì per la prima dicitura poiché ingenera confusione per chi riceve la fattura.

      Inoltre “Compenso non assoggettato a ritenuta d’acconto […]” è del tutto superfluo perché:
      1) le operazioni verso soggetti esteri non sono mai assoggettate a ritenuta d’acconto poiché il soggetto estero non è sostituto d’imposta
      2) la ritenuta si applica solo ai lavoratori autonomi, ai rappresentanti ed altre casistiche particolari, pertanto per un generico commerciante è del tutto surpeflua anche verso soggetti italiani.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

      Tiziano D'Angelo 10 luglio 2016 alle 18:22 #
      • Grazie per la risposta!

        Da come ha lasciato intendere, non c’è comunque una legge che vieta espressamente di riportare la dicitura del regime forfetario per le prestazioni di tipo “generico” verso l’estero, giusto? Fino ad ora, nel dubbio, l’ho sempre lasciata.

        GiX 10 luglio 2016 alle 20:10 #
        • Buonasera,
          Così come non c’è alcuna disposizione che imponga di inserire più diciture in contemporanea! Secondo me è utile evitare di affollare le fatture di diciture non necessarie. In questo caso l’indicazione tradizionale del regime forfettario può solo ingenerare confusione in chi riceve la fattura, che invece non ci sarebbe se l’unica annotazione fosse “inversione contabile / reverse charge” o “operazione non soggetta”, a seconda delle casistiche. Nel primo caso l’operatore comunitario sa che deve integrare l’IVA e presentare INTRA per servizi ricevuti.

          Tiziano D'Angelo 26 luglio 2016 alle 17:19 #
  32. un soggetto che lavora in svizzera (reddito in franchi svizzeri) come dovrà convertire tale reddito in euro?
    Quale cambio si prende in considerazione?
    In quale quadro dell’unico dovrà inserire tale reddito?
    Anche se magari non è proprio l’argomento trattato in quest’area, se le è possibile darmi qualche indicazione.
    Ringrazio in anticipo

    Antonio 8 luglio 2016 alle 10:33 #
    • Il commento è fuori tema, sarebbe eventualmente da approfondire in separata sede.
      Non è semplice dare una risposta perché dipende dalla tipologia di rapporto di lavoro (dipendente?) e di reddito percepito, e dalla qualifica del soggetto (frontarliere oppure no?).
      In linea di massima per il lavoro dipendente si dichiarano i redditi convenzionali stabiliti ogni anno con decreto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

      Tiziano D'Angelo 10 luglio 2016 alle 18:02 #
  33. Buongiorno, da Gennaio ho aperto la P.Iva con il regime forfettario, ho acquistato articoli in Germania per poi rivenderli in Italia.
    La ditta tedesca mi ha inviato una fattura di circa € 200,00 escluso iva. Ho consegnato al commercialista la seguente fattura dove mi ha segnalato che bisognava integrarla, pagando l’iva entro il 15 del mese successivo e compilare un documento intra eu, tutto questo con un aggravio di costi in più per la tenuta della contabilità.
    Dopo un mese ho ricontattato il commercialista chiedendo se aveva ottemperato su quanto mi aveva comunicato, mi sono sentita dire che probabilmente non bisogna comunicare nulla, francamente non è stato chiaro ho paura di subire una multa.
    La domanda è la seguente, per acquisti inferiori a € 1.000,00 effettuati nell’ue, la fattura che viene inviata dal fornitore straniero in questo caso tedesco, bisogna integrarla con l’iva in Italia oppure bisogna che questa venga pagata in Germania? Se la risposta è si entro quando tempo bisogna pagare l’iva? e dove?
    Il documento Intra eu bisogna predisporlo?
    Grazie
    AnnaMaria

    AnnaMaria 12 luglio 2016 alle 09:56 #
    • Buongiorno Anna Maria,
      Se come ho capito si tratta di beni fisici, ha “sbagliato” il fornitore comunitario a non applicare l’IVA del proprio Paese sulla fattura di vendita, dato che nel regime forfettario si è esentati dalle formalità IVA e INTRA per acquisti di beni inferiori a 10.000 € annui.
      Perciò andrebbe ricontattato il fornitore richiedendo di applicare l’IVA comunitaria in fattura, e pertanto lei non dovrebbe né integrare e versare l’IVA né presentare INTRA per acquisto di beni (salvo opzione per applicare la normativa ordinaria).

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 12 luglio 2016 alle 13:00 #
      • Grazie per la risposta e la professionalità con cui svolge questo servizio.
        Per non sbagliare le vorrei chiedere come mi debbo comportare con la società tedesca mi spiego; devo chiedere che mi venga annullata la fattura e che mi rivenga inviata una nuova fattura con l’applicazione dell’iva comunitaria come previsto dall’art. ? decreto ? in quanto io ho un regime forfettario.
        Domanda: Tale regime è riconosciuto nella comunità europa? La società tedesca può rifiutarsi di procedere all’annullamento e riemissione della nuova fattura? Se si, devo emettere l’autofattura e presentare l’INTRA?
        Cosa intende per (salvo opzione per applicare la normativa ordinaria)?
        Ancora un grazie per la sua disponibilità e professionalità.
        Anna Maria

        Anna Maria 12 luglio 2016 alle 13:52 #
        • Il riferimento normativo è l’art. 38 co. 5 lett. c) D.L. 331/1993, secondo il quale non sono acquisti intracomunitari “gli acquisti di beni […] effettuati da […] enti associazioni e altre organizzazioni, dai soggetti passivi per i quali l’imposta è totalmente indetraibile […] e dai produttori agricoli che non abbiano optato per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari se l’ammontare complessivo degli acquisti intracomunitari […] effettuati nell’anno solare precedente, non ha superato 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non e’ superato.”

          E’ una norma della legislazione italiana che vale anche per altri soggetti oltre ai contribuenti forfettari (associazioni, produttori agricoli, soggetti con pro rata di indetraibilità IVA), ma che si rifà alla Direttiva IVA comunitaria 2006/112/CE, che prevede all’articolo 3, comma 1 lettera b) e comma 2) l’esenzione dagli adempimenti INTRA sotto una certa soglia di acquisti (minimo 10.000 €, ma che varia da Stato a Stato).
          La normativa tedesca che ha recepito questa direttiva sicuramente conterrà un articolo simile a quello della normativa italiana.

          A riguardo della sua ultima domanda, questa norma di favore può comunque essere non applicata scegliendo di assoggettare tutte le operazioni anche sotto soglia alla normativa ordinaria, quindi applicando e versando l’IVA in Italia, e compilando l’elenco INTRA.

          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

          Tiziano D'Angelo 26 luglio 2016 alle 12:06 #
      • Buongiorno dott. Tiziano,
        ho contattato la ditta fornitrice tedesca per chiedergli di stornare la fattura emessa, e di riemettermi la nuova fattura comprensiva dell’IVA, in quanto io ho un regime forfetario.
        Purtroppo mi è stato detto che non è possibile stornarla, perché questa è stata registrata e poi da controlli effettuati da loro, io risulto iscritta al VIES.
        Mi chiedono di contattare l’agenzia dell’entrate se voglio modificare questa iscrizione.
        Può darmi delucidazioni in merito in quanto non mi è chiara cosa devo fare.
        Grazie

        AnnaMaria 13 luglio 2016 alle 13:40 #
        • Buongiorno Anna Maria,
          Non è possibile annullare la fattura, ma certamente potrebbero emettere una nota di credito e riemettere la fattura corretta con indicazione dell’IVA tedesca.
          A riguardo del VIES potrebbe essere iscritta per porre in essere prestazioni di servizi o per ricevere servizi, per i quali è richiesta l’iscrizione al VIES.
          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

          Tiziano D'Angelo 26 luglio 2016 alle 11:20 #
  34. Gentile Dottore,
    sono una guida turistica e come regime fiscale, sono nel regime forfettario.
    Sto stipulando accordi con un tour operator con sede legale negli Stati Uniti per effettuare delle visite guidate in Italia. Dovrei però emettere fattura per i servizi resi alla società statunitense.
    Posso tranquillamente emettere la fattura con la dicitura relativa “all’appartenenza al regime forfettario” oppure ci sono altri riferimenti?
    Ci sono poi altri adempimenti da porre in essere dal punto di vista fiscale?
    La ringrazio molto,
    Antonella

    Antonella 14 luglio 2016 alle 11:31 #
    • Buongiorno Antonella,

      Nel suo caso essendo il tour operator un soggetto esercente attività d’impresa, allora rientra nella casistica dei servizi generici, per cui deve emettere fattura per “operazione non soggetta” (con indicazione facoltativa “ex art. art. 7-ter D.P.R. 633/1972”). Va inoltre apposta la marca da bollo da 2,00 €.
      Non ci sono ulteriori adempimenti da porre in essere.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 26 luglio 2016 alle 11:15 #
  35. Buongiorno e grazie mille per il prezioso articolo.

    Ho da poco aperto Partita IVA con regime forfettario e sto collaborando con aziende europee (Belgio, Germania); per i servizi resi, mi invieranno un accredito automaticamente e io poi invierò loro fattura. Alcune aziende mi hanno già detto che non accreditano l’IVA, altre lo fanno in automatico. In questo secondo caso, posso inviare una fattura con importo netto (considerando anche l’IVA)? Ad esempio, guadagnando 1000€ e ricevendo un accredito di 1000€ + 220€, posso inviare una fattura di 1220€ netti con la normale fattura del regime forfettario?

    La ringrazio per la disponibilità e cortesia

    Distinti saluti

    Francesca Taglieri

    Francesca 26 luglio 2016 alle 08:48 #
    • Buongiorno Francesca,

      indipendentemente dal fatto che si applichi il regime forfettario o quello ordinario, per quanto riguarda le prestazioni di servizi generici rese, in ogni caso si tratta di operazioni fuori campo IVA per mancanza del presupposto territoriale ex art. 7-ter, con applicazione del meccanismo della inversione contabile (reverse charge), pertanto è corretto che il committente non le accrediti IVA, oltre al compenso pattuito. Sarà il committente a registrare la sua fattura sia tra gli acquisti che tra le vendite integrandola dell’IVA dovuta.
      In altre parole, se il compenso pattuito è di 1.000 € “oltre IVA e accessori di legge” (formula tipica), va emessa fattura per 1.000 €, fuori campo IVA, e il committente le verserà 1.000 €, integrando nella sua contabilità l’IVA a seconda della propria aliquota nazionale (es. 19% e quindi 190 € per il committente tedesco).
      Pertanto se l’accredito fosse di 1.220€ invece di 1.000€, nulla cambia, sempre di operazione fuori campo IVA si tratta.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 26 luglio 2016 alle 10:34 #
      • Gentilissimo Dott. D’Angelo, innanzitutto grazie per l’esaustiva e cortese risposta.

        Mi permetto di chiederle un ultimo chiarimento. Nel caso il compenso pattuito fosse € 1000 e il committente tedesco invece di inviarmi € 1000 mi inviasse € 1190 (cioè 1000 € + 190 € di IVA), io devo inviare una fattura comunque da € 1000 indicando “reverse change” (oppure in questo caso la mia fattura diventa da € 1190?).

        La ringrazio di nuovo

        Francesca

        Francesca 26 luglio 2016 alle 12:14 #
        • Buonasera Francesca,
          Se sono incassati 1.190 € andrà emessa fattura per 1.190 €, operazione fuori campo IVA con annotazione “inversione contabile / reverse CHARGE”.

          Tiziano D'Angelo 26 luglio 2016 alle 17:14 #
  36. Gentile Dott. D’Angelo, buon pomeriggio 🙂
    Dal suo preziosissmo articolo ho dedotto che, dovendo emettere fattura di regime forfettario per fornitura di servizi ad una società svizzera, assolvo a qualunque obbligo inserendo la dicitura “Reverse Charge ai sensi dell’art.7-ter del DPR n. 633/72” e la stessa quindi non sarà soggetta a Iva. Giusto?
    Inoltre, a fine anno dovrò fare Intrastat o comunicazione black list oppure no?

    Grazie mille,

    GLORIA 23 agosto 2016 alle 15:37 #
    • Buonasera Gloria,

      No, essendo la Svizzera un paese extra-comunitario, va indicata la dicitura obbligatoria “operazione non soggetta” (eventualmente seguita dal riferimento normativo che è sempre quello dell’articolo 7-ter D.P.R. 633/1972). Questo se si tratta di servizio generico.

      Inoltre non va inviato nessun elenco riepilogativo INTRA. E’ tuttavia necessario includere l’operazione nella comunicazione Blacklist, se viene superato l’importo di 10.000 € annui di operazioni con Paesi blacklist.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 30 agosto 2016 alle 15:44 #
  37. Buongiorno gentilissimo Dott. D’Angelo
    Per prima cosa, grazie per il prezioso aiuto che dà a tutti noi….
    Ho tre dubbi che non riesco a risolvere (sono in regime forfettario):

    – Per vendita di beni a soggetto privato statunitense, superiore a 77,47€ (compreso spedizione) andava applicata la marca da bollo?
    Nella fattispecie non l’ho applicata credendo non servisse, ma temo di sì…come posso risolvere?

    – Come si procede con le commissioni Paypal? Ho appena iniziato ad usarlo e non so come comportarmi quando arriverà la prima fattura.
    Tra l’altro io non ho un conto business, per problemi di intestazioni di conto bancario (il mio è privato non aziendale), Paypal mi dice che posso usare il mio conto premier ma non vi è associata la mia partita iva!

    – Io, su suggerimento di un commercialista, utilizzo sulle ricevute fiscali la dicitura: “operazione effettuata ai sensi art.1 commi 54-89 della legge 19/2014” sia per ricevute verso soggetto italiani che verso soggetti UE e Extra-UE (sempre privati). Ho il dubbio che sia sbagliato! Nel caso fosse sbagliato, come sistemo le precedenti ricevute fiscali? Cosa rischio?

    Grazie mille in anticipo!!!!!!

    Sara

    Sara C. 6 settembre 2016 alle 11:35 #
    • Buonasera Sara,

      – Presumo che si tratti di vendita tramite commercio elettronico (indiretto – cioè spedizione di beni fisici ordinati tramite sito internet).
      Ricordo innanzitutto che nel caso delle vendite a distanza come il commercio elettronico, è previsto l’esonero dalla fatturazione (se non richiesta espressamente dal cliente all’atto dell’acquisto) nonché dalla certificazione dei corrispettivi mediante ricevuta o scontrino fiscale (secondo l’articolo 2, lettera oo), del D.P.R. n. 696/96).
      Pertanto nel caso del privato statunitense, la fattura o la ricevuta va emessa se richiesta dal cliente. Tale fattura essendo una cessione all’esportazione ex articolo 8 D.P.R. 633/1972, non necessita di apposizione della marca da bollo, e riporterà la dicitura obbligatoria “Operazione non imponibile”.
      In realtà sarebbe consigliato emetterla (o emettere almeno un documento di trasporto) anche ai fini della prova dell’avvenuta esportazione, che può avvenire in vario modo, con documentazione doganale o appunto mediante vidimazione della fattura o del documento di trasporto.
      – Se il conto Paypal (comunque intestato a suo nome) viene considerato alla stregua di un conto corrente bancario, le commissioni vanno registrate semplicemente come costo derivante da documento giustificativo (estratto conto Paypal).
      – Come già scritto al primo punto, se si tratta di commercio elettronico, è previsto l’esonero dalla certificazione con ricevuta fiscale. Per le operazioni con soggetti privati extra-UE si veda sempre quanto scritto al primo punto.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 7 settembre 2016 alle 20:12 #
      • La ringrazio moltissimo.

        sì si tratta di commercio elettronico. Io accludo sempre la ricevuta per mia comodità personale (lì ho tutti insieme i corrispettivi: e-commerce, fiere ecc) e perché in passato mi è successo in qualche caso di avere delle noie da clienti che mi hanno accusato di frodare il fisco perché non avevo accluso la ricevuta fiscale. Spiegare la normativa è stato piuttosto complesso e noioso.
        Per mia comodità le emetto sempre e le inserisco nel pacchetto!

        in tutte le ricevute (verso l’Italia o verso l’estero) metto la stessa dicitura “operazione effettuata ai sensi dell’art 1, commi 58-89 ecc”…
        Più ovviamente la marca da bollo per importi >77,47€. In tal proposito, non capisco se in caso di vendita con acconto e poi saldo, se la marca da bollo devo apporla su ricevuta, sul saldo o su entrambi se entrambi superano i 77,47€?

        Grazie mille ancora!

        Sara 16 settembre 2016 alle 17:30 #
        • Buonasera Sara,

          Purtroppo la normativa fiscale in merito non è molto conosciuta (nemmeno da molti addetti ai lavori) e quindi si troverà sempre a dover replicare a qualche ignorante. Inserisca un disclaimer sul sito con indicati i riferimenti di legge, e che la fattura o ricevuta va richiesta espressamente all’atto del pagamento.
          Una delle ragioni per l’esonero dalla certificazione dei corrispettivi tramite scontrino ricevuta o fattura è che i pagamenti avvengono nella quasi totalità tramite strumenti tracciabili e comunque un qualsiasi e-commerce è strutturato per memorizzare tutti gli ordini effettuati.
          A riguardo della dicitura che appone, questa va bene per tutti i privati italiani e comunitari ma non per i privati extra comunitari per i quali va usata la dicitura che le indicavo nel commento precedente.
          La marca da bollo va apposta su ogni documento che superi i 77,47 €, quindi se emette un documento per l’acconto e uno per il saldo va apposta su entrambi.

          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

          Tiziano D'Angelo 16 settembre 2016 alle 17:50 #
  38. Gentilissimo Dott. D’Angelo,

    gradirei avere il suo parere in merito alla mia situazione:

    sono un artigiano operante nel regime forfettario, vorrei ampliare la mia clientela nella vicina Svizzera, se non ho capito male l’unica cosa che dovrò fare è cambiare la dicitura che espongo in fattura poiché anche in Italia non addebito l’Iva aderendo a tale regime.
    Indicherò operazione non soggetta ex art. 7-ter – inversione contabile/reverse charge solamente nel caso in cui i mio cliente sarà una ditta/azienda.

    Ringrazio anticipatamente per il tempo che mi vorrà dedicare.

    Carlo

    Carlo 15 settembre 2016 alle 17:32 #
    • Buonasera Carlo,

      E’ corretto quanto ha scritto, se l’operazione è una prestazione di servizi di tipo generico.
      Diverso sarebbe il discorso se si trattasse di prestazione di servizi su immobile.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 15 settembre 2016 alle 17:47 #
  39. Buonasera, volevo porLe un quesito:
    Siamo un’associazione culturale in regime di 398/91 (gruppo musicale), dobbiamo fare un concerto in Germania nei confronti di un soggetto passivo iva tedesco; dobbiamo emettere una fattura non imponibile Art. 7Ter?
    RingraziandoLa anticipatamente per la risposta che vorrete fornirci Le inviamo i nostri saluti

    Giancarlo 30 settembre 2016 alle 18:19 #
    • Buonasera Giancarlo,

      Le rispondo qui anche se il suo commento non è relativo al regime forfettario per le partite IVA di persone fisiche, bensì al regime forfettario previsto dalla Legge 398/1991 per gli enti non commerciali tra cui le associazioni come quella che rappresenta. La prestazione nei confronti del soggetto passivo IVA tedesco è una prestazioni di servizi generica per cui si applica l’articolo 7-ter del D.P.R. 633 del 1972 più volte richiamato, quindi va emessa fattura con annotazione obbligatoria “inversione contabile – reverse charge”, che sarà soggetta a comunicazione negli elenchi riepilogativi INTRA.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 3 ottobre 2016 alle 18:24 #
  40. Buongiorno!
    Ho partita iva in regime forfettario e vorrei acquistare materiale in Paesi Extra UE, in particolare Stati Uniti e Cina. Non so come comportarmi per quanto riguarda il pagamento dell’iva e dei dazi doganali per far sì che la merce sia totalmente fatturata e in regola.
    Anni fa, da privato, ho acquistato in questi Paesi ma non mi è mai arrivato da pagare nulla.
    Come funziona? Immagino di dover richiedere fattura al venditore extra UE, ma poi? Non devo far altro che aspettare la bolla doganale? Arriva in automatico o devo far io qualche cosa?
    Preciso che le spedizioni non sarebbero di importi esagerati, da 20€ a 200€ circa e arriverebbero tramite posta o corriere.
    Mi sa aiutare? Non trovo risposta neanche sul sito delle Agenzie delle Dogane!

    Grazie mille in anticipo, gentilissimo Dott. D’Angelo.

    Beatrice

    Beatrice 3 ottobre 2016 alle 13:59 #
    • Buonasera Beatrice,

      Essendo gli acquisti di merce da fornitore extra-Unione Europea importazioni, va seguita la normale procedura che trova al paragrafo “Importazioni” dell’articolo e quindi il versamento dell’IVA in Dogana. L’IVA pagata non potrà ovviamente essere né detratta né dedotta come costo come per tutti gli acquisti effettuati nel regime forfettario. A seconda del valore della merce, questa potrà essere sdoganata con la normale procedura con il pagamento dell’IVA e degli eventuali dazi doganali, oppure, nel caso di spedizioni di modico valore inferiore ai 22€, potrebbe essere sdoganata senza il pagamento di IVA e dazi. In ogni caso al fornitore andrebbe sempre richiesta l’emissione di idoneo documento con i suoi riferimenti. Solitamente le formalità doganali sono a cura del corriere/vettore che cura il trasporto.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 3 ottobre 2016 alle 18:31 #
  41. Salve, dott. D’Angelo, vorrei chiederle un parere riguardo un dubbio sorto a seguito l’utilizzo di Adwords.
    Ho regolare p.iva, rientro nel regime forfettario e qualche giorno fa’ ho attivato il servizio di google Adword giusto per provare e meglio comprendere come funzionava il tutto.
    Alla scadenza del termine da me indicato di una settimana ho provveduto ad effettuare il pagamento (€ 7,00) del servizio e di seguito mi e’ stata inviata la loro fattura (azienda che e’ situata in Irlanda) che rientra nel regime di inversione contabile (reverse charge).
    Preciso che non ero inscritto al vies quando ho effettuato l’acquisto, non ero neanche a conoscenza che era un prerequisito per poter acquistare beni o servizi tra paesi della comunità europea.
    Adesso cosa dovrei fare per regolarizzare il tutto? Dovrei pagare qualche sanzione a riguardo?
    Google Adwords non avrebbe dovuto informarsi prima di poter inviarmi la fattura data che non ero iscritto al vies?
    Non so come comportarmi.
    La ringrazio anticipatamente.

    Alessandro

    Alessandro 13 ottobre 2016 alle 12:42 #
    • Buongiorno Alessandro,

      Ha verificato di non essere effettivamente iscritto al VIES qui?
      Se effettivamente non è iscritto dovrebbe chiedere tramite il supporto di Adwords che venga riemessa la fattura con applicazione dell’IVA irlandese dato che la partita IVA non è iscritta al VIES.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 13 ottobre 2016 alle 20:03 #
  42. Buongiorno. Un artigiano che ha aperto partita iva in regime forfettario per l’attività di giardinaggio, ha dei clienti privati in Slovenia.
    Trattasi quindi di prestazione di servizi B2C. Posso considerare tale servizio generico e quindi emettere la fattura con la dicitura del regime forfettario? Il mio dubbio è che possa essere identificato come servizio su immobili e quindi con territorialità in Slovenia. In questo ultimo caso come mi comporto? Grazie

    Lara 14 ottobre 2016 alle 12:02 #
    • Buonasera Lara,

      Ritengo corretto l’inquadramento come servizio generico, in quanto la prestazione non viene svolta direttamente sul suolo bensì su piante e affini. Inoltre il servizio generico erogato a privati è sempre territorialmente imponibile in Italia quindi è corretto emettere regolare fattura con dicitura per il regime forfettario.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 14 ottobre 2016 alle 15:43 #
  43. salve, complimenti per il sito e per il lavoro che svolgete. Io ho partita iva con il vecchio regime dei minimi (aperta quasi 4 anni fa). In caso di fatturazione in irlanda (per google adsense) basta la reverse change e l’iscrizione al vies? Ho letto che essendo vecchio regime dei minimi, l’ Intra trimestrale non è da fare…. è giusto?

    marco 14 ottobre 2016 alle 16:17 #
    • Buonasera Marco,

      Deve seguire quanto scritto nel paragrafo dedicato ai servizi resi, pertanto oltre all’iscrizione al VIES, la fattura dovrà riportare la dicitura “inversione contabile – reverse charge” (e non reverse change). Inoltre, a seguito della Risoluzione 75/E del 2015, le operazioni di servizi resi da “contribuenti minimi” a soggetti intracomunitari come Google Ireland vanno riepilogate negli elenchi INTRA periodici (essendo purtroppo superata l’interpretazione fornita dalla Circolare 36/E del 2010).

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 14 ottobre 2016 alle 16:33 #
  44. LA circolare 14/A dice che i regimi forfettari non applicano il reverse charge ai servizi resi e quindi non va indicato in fattura reverse charge sia per clienti b2b UE che Italia.

    7. REVERSE CHARGE E NUOVO REGIME FORFETARIO La legge di stabilità 2015, all’articolo 1, commi da 54 a 89, ha introdotto, a partire dal 1° gennaio 2015, un nuovo regime forfetario. Con riferimento all’IVA, i contribuenti che applicano tale regime forfetario sono, tra l’altro, esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli altri obblighi previsti dal DPR 26 ottobre 1972, n. 633, ad eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti. Per tali soggetti rimane, quindi, obbligatoria l’emissione della fattura (senza addebito dell’IVA a titolo di rivalsa), che dovrà riportare l’annotazione “operazione in franchigia da IVA” con l’indicazione del riferimento normativo. Per quanto riguarda gli acquisti, conseguentemente, non potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell’IVA sulle relative fatture. Dall’impianto normativo sopra illustrato discende che non si applica il reverse charge alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate da soggetti che applicano il regime forfetario (in tal senso si rinvia alla circolare n 37/E del 29 dicembre 2006 con la quale sono stati forniti chiarimenti in merito al regime dei “minimi”). 24 Qualora, invece, tali soggetti acquistino beni o servizi in regime di reverse charge, gli stessi saranno tenuti ad assolvere l’imposta secondo tale meccanismo e, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, dovranno effettuare il versamento dell’imposta a debito. Resta inteso che le precisazioni fornite relativamente al nuovo regime forfetario debbano ritenersi valide anche con riferimento al regime dei “minimi”, la cui proroga è stata prevista dall’articolo 10, comma 12-undecies), del decretolegge 31 dicembre 2014, n. 192 (c.d. “Milleproroghe”), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11.

    mario 20 ottobre 2016 alle 12:15 #
    • Buongiorno Mario,

      Invito a rileggere l’articolo, che riguarda le operazioni con l’estero, e che ricalca quanto scritto piuttosto esplicitamente dalla normativa in materia. Tutto quanto ho scritto è stato definitivamente confermato dalla Circolare 10/E del 2016 dell’Agenzia delle Entrate.
      La Circolare 37/E del 2009 riguarda una ben diversa casistica che è quella del reverse charge – inversione contabile nazionale. Quelle operazioni, essendo nazionali, seguono pertanto la normativa particolare del regime forfettario.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 20 ottobre 2016 alle 12:58 #
  45. Salve, vorrei chiedere un informazione: Vendo software sulla piattaforma Envato ( themeforest.net ), in particolare temi WordPress e sono in regime dei minimi (5%) con iscrizione alla gestione separata…. L’azienda è questa:
    Supplier for VAT purposes:
    Envato Pty Ltd
    PO Box 16122
    Collins Street West
    Victoria
    8007
    Australia
    ABN 11 119 159 741
    EU VAT Number: EU826409867

    come devo comportarmi in questo caso ? Devo fare fattura normale come per un soggetto italiano oppure devo inserire qualche dicitura?
    Grazie mille…

    Marco 30 ottobre 2016 alle 17:53 #
    • Buonasera Marco,

      Envato è un soggetto Extra UE. Bisogna distinguere due diverse casistiche: vendite a soggetti UE (Italia compresa) e vendite a soggetti Extra-UE.
      Come specificato in questa pagina, per quanto riguarda le vendite effettuate verso clienti residenti nell’Unione Europea, è Envato stessa ad occuparsi degli adempimenti IVA, in vigore dal 1° gennaio 2016, relativi alle vendite al cliente finale (soggetto IVA o privato). Envato emette fattura/ricevute di vendita direttamente al cliente con applicazione dell’IVA del paese UE di residenza nel caso di privato o senza applicazione dell’IVA e annotazione “reverse charge” nel caso di soggetto IVA. In questo caso, ai fini IVA non si vende direttamente al cliente finale, ed è sufficiente emettere fattura di vendita per servizi resi nei confronti di Envato Pty Ltd – ABN 11 119 159 741, soggetto extra-UE, e quindi con annotazione obbligatoria “operazione non soggetta” ed eventuale riferimento di legge “ex art. 7-ter D.P.R. 633/1972”. Non sono necessari ulteriori adempimenti INTRA, essendo Envato extra-UE.
      Nel caso invece di vendite a soggetti economici Extra-UE che richiedano fattura, non c’è il passaggio tramite Envato, ma andrà emessa ugualmente fattura direttamente al cliente con la medesima dicitura di “operazione non soggetta”.

      Ricordo infine che dal 2015 qualora il soggetto acquirente (non residente UE) non richieda espressamente l’emissione di fattura (e si qualifichi quindi come privato), si è esonerati dall’emissione di fattura, ricevuta o scontrino, ed è sufficiente la sola annotazione nel registro dei corrispettivi.

      Viceversa, sulla fattura delle commissioni di vendita di Envato andrà integrata e versata l’IVA entro il 16 del mese successivo all’operazione. Anche in questo caso non sono necessari ulteriori adempimenti INTRA.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 31 ottobre 2016 alle 15:11 #
  46. Gentilissimo,
    vorrei sapere se mi può dare un chiarimento.
    Sono libero professionista e mi occupo di traduzioni. Ho la P.iva dal 2004, e sono transitata attraverso diversi regimi fiscali fino ad arrivare al regime forfetario.
    Fino ad ora ho sempre avuto clienti Italia, ma sto trattando due collaborazioni, una con uno studio negli USA, l’altra con uno studio che fattura in Irlanda, ma ha anche filiali in USA.
    Come mi devo comportare?
    Nel caso di fattura UE? IVA non imponibile ex dpr633/72
    Nel caso di fattura extra UE? non imponibile ex art 7 dpr 633/72 + reverse charge + intra
    Ho capito bene?
    Mi farebbe un grandissimo favore se volesse darmi una risposta comprensibile ed esaustiva.
    La ringrazio in anticipo e le auguro buona serata
    Emanuela

    emanuela 15 novembre 2016 alle 18:54 #
    • Buongiorno Emanuela,

      Nel caso di fattura a soggetto UE, emissione fattura con annotazione obbligatoria “inversione contabile” e/o “reverse charge”, seguita eventualmente dal riferimento normativo “ex art. 7-ter D.P.R. 633/1972”, e invio dell’elenco riepilogativo INTRA a cadenza trimestrale.
      Nel caso di fattura a soggetto extra-UE, emissione fattura con annotazione obbligatoria “operazione non soggetta”, seguita eventualmente dal riferimento normativo “ex art. 7-ter D.P.R. 633/1972”.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 16 novembre 2016 alle 12:05 #
  47. salve avrei da porle alcune domande: io ho una ditta individuale con p.iva iscritta al vies.
    se io dovessi vendere dei beni acquistati extra ue (emirati arabi) a soggetti passivi extra ue (americani) l’operazione sarebbe esente da iva sia in entrata che in uscita??? i beni non transitano italia perchè trattasi di codici digitali (digital key).
    se invece allo stesso modo dovrei acquistare da fornitori eu (che mi rilasciano fattura senza iva) dovrei in tal caso emettere (autofattura in reverse charge???) e poi rivendendo a soggetti passivi extra eu non dovrei applicare l’iva.Ma facendo in questo modo mi ritrovo a pagare l’iva senza poi possibilità di recuperarla??? sbaglio???? attendendo sue delucidazioni la ringrazio in anticipo

    daniele 3 dicembre 2016 alle 13:02 #
    • Buongiorno Daniele,
      Non mi è del tutto chiaro se si tratti di beni fisici oppure piuttosto di beni digitali (che ai fini IVA sono considerati servizi), nonché se lei aderisca o meno al regime forfettario.
      A seconda dei casi, pur trattandosi di operazioni triangolare, ci sono trattamenti diversi delle operazioni.
      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 5 dicembre 2016 alle 10:25 #
  48. Buongiorno Dott. D’Angelo,

    sempre in merito al nuovo regime forfettario, sarebbe corretto secondo lei averlo sia per me che per mia moglie? Mi spiego meglio, lavoriamo entrambi da casa allo stesso prodotto (vendita di video personalizzati ad aziende) e vendiamo agli stessi clienti, e vorremmo convertire le nostre due partite IVA (la sua dei minimi, la mia tradizionale, entrambe ditte individuali) in due regimi forfettari, per poter fatturare fino a 30.000 euro a testa. Sarebbe corretto o dovremmo procedere diversamente? PS: vendiamo sia in Italia che all’estero.

    Grazie per i suoi preziosi consigli!

    Alessandro 12 dicembre 2016 alle 10:46 #
    • Buonasera Alessandro,

      Posto che non si possono suddividere artificiosamente gli incassi di un’unica attività su due posizioni distinte (dove nei fatti è solo uno dei due titolari ad operare) per sfruttare i benefici dei regimi agevolati, se la ditta individuale in regime IRPEF ha i requisiti di accesso al regime forfettario può utilizzarlo (anzi, è il regime naturale, per cui lo utilizza salvo opzione per il regime IRPEF). Per la ditta in regime dei minimi può altresì essere effettuato il passaggio se vengono rispettati i requisiti di accesso.
      Vanno comunque effettuate ulteriori valutazioni di convenienza per il fatto che nel passaggio da IRPEF a forfettario si perdono le detrazioni IRPEF (se quello fosse l’unico reddito), oppure sul fatto che nel regime forfettario i costi sono deducibili forfettariamente e non analiticamente, etc…

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 13 dicembre 2016 alle 15:28 #
      • La ringrazio per la risposta.

        Ma se io fatturassi solo a clienti esteri e mia moglie solo a clienti italiani? Magari con due siti web distinti, ognuno con indicata la sua partita IVA? Sarebbe secondo lei sempre un’unica attività?

        Alessandro 13 dicembre 2016 alle 23:09 #
        • Buonasera,
          Se le attività vengono effettivamente svolte separatamente dalle due persone fisiche non ci sono problemi di sorta.
          Le contestazioni potrebbero sorgere quando la “seconda” partita IVA è utilizzata dal titolare della “prima” partita IVA o viceversa per suddividere in modo artificioso i ricavi.
          Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

          Tiziano D'Angelo 15 dicembre 2016 alle 19:18 #
          • Certo, nel nostro caso lavoriamo a tempo pieno da casa, mia moglie si occupa di clienti italiani, ed io di clienti americani.

            Possiamo a questo punto anche creare due siti web distinti, uno per lei ed uno per me. Possiamo anche togliere il marchio unico ed usarne due diversi. Ovviamente il prodotto è lo stesso (in due lingue diverse), però potrei venderle i diritti d’autore per l’Italia per giustificare la cosa.

            Infine, mi sembra di capire che due partite IVA possono operare nello stesso locale, e non conta che siamo sposati.

            C’è altro secondo lei che potrebbe essere contestato?

            Alessandro 13 gennaio 2017 alle 10:18 #
  49. Salve
    ho una partita iva in regime forfetario NON iscritta al vies.Vendo online ebay/amazon sito ecc
    Ho 2 domande
    La prima come viene calcolato il totale degli incassi / compensi (che nel mio settore merceologico è 50.000 euro anno)?
    Il totale delle spese + incassi?
    Esempio
    1000 euro di commercialista
    3000 euro di affitti
    1000 euro di bollette
    10000 euro di acquisto beni
    35000 euro di incassi
    totale 50.000…è giusto?
    Però mettiamo il caso che i 35000 euro erano tutti da paypal che “travasati” in conto corrente appunto sono
    35.000 però sul conto ne sono passati il 4% in più circa diciamo 37.000 … x cui supero la soglia? o fa fede il netto ? a regola dovrei dichiararne 37.000
    Seconda domanda….amazon ed ebay se la partita iva non è abilitata fanno fattura con iva…giusto?
    Se non indispensabile è meglio NON essere nel vies in questi casi cosi non SPENDO x modelli INTRA
    Grazie
    Roberto

    Roberto 12 dicembre 2016 alle 22:59 #
    • Buongiorno Roberto,

      Il limite di 50.000 € per le attività di commercio è relativo ai ricavi ossia i corrispettivi incassati dalle vendite. Pertanto può tranquillamente incassare fino a 49.999 €
      I costi pagati sono invece del tutto irrilevanti per determinare il limite di ricavi.
      Il soggetto (anche in regime forfettario) che agisce come impresa deve richiedere l’emissione di fattura intestata alla propria partita IVA, perciò dovrebbe anche abilitarsi al VIES ove voglia porre in essere operazioni intracomunitarie di acquisto o vendita.
      Detto questo, nella pratica sia Ebay che Amazon emettono fatture anche a soggetti qualificati come privati, addebitando l’IVA in fattura. In quest’ultimo caso non è necessario né integreare e versare l’IVA né inviare modelli INTRA trimestrali. Tuttavia segnalo che dal 1° trimestre 2017 non sarà più necessario inviare il modello INTRA per acquisti di beni o servizi ricevuti.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 13 dicembre 2016 alle 15:18 #
  50. Salve devo aprire partita IVA con regime forfettario , aderendo quindi alle normative per il 2017.
    Sono una costumista e vendo principalmente abiti realizzati su misura operando sulla piattaforma di Etsy (che come ho già letto lei conosce bene a differenza della maggior parte dei professionisti che ho contattato a riguardo.)
    Volevo sapere come comportarmi con le vendite per USA (quindi extra UE) e Per quelli appartenenti all’UE.
    Da quel che ho capito è obbligatoria l’iscrizione al VIES in entrambi i casi.
    Per quanto riguarda invece la comunicazione INTRA in quale dei due casi va effettuata?
    Le marche da bollo da 2 € per gli importi superiori ai 77€ vanno applicate in entrambi i casi?
    Devo inserire l’IVA in fattura?
    Da quel che ho letto per le fatture per gli USA va messa la dicitura “operazione non imponibile”, per quelle intracomunitarie ?
    La ringrazio in anticipo per la risposta e il tempo dedicatomi, trovare questo tipo di informazioni è diventata per me la ricerca del santo graal, dopo aver contattato tre commercialisti , due sedi dell’agenzia dell’entrate e CAF. È molto importante che ci siano professionisti seri e preparati come lei che forniscano anche risposte online .

    Stefania Dorta 2 gennaio 2017 alle 13:00 #
  51. Buongiorno, una semplice domanda: per la determinazione del reddito nel regime forfetario vale il principio di cassa o di competenza? Grazie

    Gregorio 13 gennaio 2017 alle 15:55 #
    • Buonasera Gregorio,

      Vale sempre il principio di cassa, sia per i professionisti che per le imprese.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 14 gennaio 2017 alle 09:32 #
  52. Buonasera Tiziano,
    complimenti per il sito e la chiarezza espositiva.
    Ho letto quasi tutti i commenti e penso di aver capito ma le chiedo una conferma sull’indicazione da inserire in fattura.

    Ho un’impresa individuale in regime FORFETTARIO (codice attività è 62.01.00 produzione di software non connessi all’edizione.

    La mia attività svolta è effettuata al 100% on line tramite web, nei confronti di:

    Imprese extra Ue: Operazione non soggetta ex-art 7/ter
    Privati extra Ue: Operazione non soggetta ex-art 7/ter
    Imprese Ue: Operazione soggetta ad inversione contabile (reverse charge) ex art. 7/ter Dpr 633/72

    Le diciture sono corrette?
    Grazie mille

    IRENE TUCCIO 20 gennaio 2017 alle 17:41 #
    • Buongiorno Irene,

      Sì, queste sono le annotazioni da inserire in fattura (trattandosi di servizi generici, se non utilizza un e-commerce diretto per la vendita). Basterebbe anche “operazione non soggetta” o “inversione contabile”, mentre i riferimenti normativi sono facoltativi.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 27 gennaio 2017 alle 08:30 #
  53. Buonasera, il mio caso è il seguente :
    Soggetto italiano forfettario che fattura a ditta Statunitense (California) quindi extra ue, la fatturazione riguarda “Servizi effettuati per conto della ditta USA” su territorio italiano (Organizzazione spedizione merci che la ditta Usa acquista da ditte in Italia, seguire la logistica, eventuali reclami, etc etc)
    Per questi servizi vengono emesse fatture.
    Nel precedente regime dei minimi in cui stavo indicavo nelle fatture “operaz. non imponibile Iva ai sensi dell’art 27 commi 1 e 2, d.l. 98/2011”.
    Ora leggendo tutti i quesiti e le risposte precedenti, avrei sbagliato perchè dovevo indicare “OPerazione non soggetta ex art 7 ter dpr 633/72”.
    Ora che sono in regime forfettario, dovrei quindi indicare “Operazione non soggetta ex art 7 ter dpr 633/72” oppure la normale dicitura “Operaz sogg al regime fiscale forfettario art 1 commi da 54 a 89 lex 23/12/2014 n. 190.
    Ribadisco che non è cessione di beni, ma sono servizi prestati alla ditta Usa
    Grazie ancora per il chiarimento

    Simone 2 febbraio 2017 alle 18:44 #
    • Buonasera Simone,

      Posto che in alcuni casi potrebbe trattarsi di operazioni ex articolo 9 del D.P.R. 633 del 1972 (cosiddetti “servizi internazionali” o connessi agli scambi internazionali, tra cui ad esempio i servizi legati a importazioni od esportazioni), per cui è prevista la non imponibilità nel caso di committente italiano, direi che, alla luce della Circolare 37/E del 2011, dato che il committente è extraeuropeo, l’operazione rientra comunque tra i servizi generici ex art. 7-ter del medesimo D.P.R., per cui l’operazione è da considerarsi Fuori Campo IVA e l’unica dicitura richiesta è “operazione non soggetta”.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 9 febbraio 2017 alle 19:27 #
  54. Gent.mo Dottore, trovo le sue risposte precise e pertinenti! veramente ottimo blog.
    Mi chiedevo, in merito ad un soggetto in regime forfetario che acquista da un grossista Tedesco le merci che rivende, ha ricevuto ad oggi fatture sempre senza iva.
    Il grossista ha richiesto OBBLIGATORIAMENTE l’iscrizione al VIES e quindi tratta il mio cliente come soggetto iva, pur essendo in regime forfait. Quindi, pur avendo effettuato acquisti inferiori ai 10.000 euro, mi sono sentita in dovere di applicare il reverse charge, con relative integrazione e versamento dell’iva in f24 mensilmente. A questo punto, il soggetto, ha obbligo di presentare dichiarazione iva?? Grazie anticipate. Simona

    Simona Mallemi 8 febbraio 2017 alle 16:48 #
    • Buonasera Simona,

      La ringrazio per l’apprezzamento.

      Nel caso descritto si è in sostanza optato per applicare la normativa ordinaria, quindi correttamente, non avendo applicato il fornitore IVA tedesca in fattura, è necessario integrare e versare l’IVA in Italia (e dal 2017 non presenta più INTRA acquisti).
      Anche in presenza di versamenti di IVA dovuti ad integrazione di fatture in reverse charge, non va comunque presentata la dichiarazione IVA, in quanto il soggetto in regime forfettario è completamente esonerato.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 9 febbraio 2017 alle 19:02 #
  55. Egregio Dottore grazie delle sue risposte sempre esaustive dei dubbi che le vengono posti.
    Se posso, non ho ben capito, in relazione alla risposta precedente comunicata alla Signora MALLEMI, se il versamento dell’IVA da un soggetto in Italia in regime forfettario che acquista da un grossista INTRACOMUNITARIO è legato all’iscrizione o meno al VIES. Per come leggo sopra, Sì.
    io sono in regime forfettario dal 2016, ed ho chiesto l’iscrizione al VIES perché pensavo fosse OBBLIGATORIA per effettuare gli acquisti INTRACOMUNITARI. M non ho superato i famosi 10000€….e ora dovrei comunque versare l’IVA solo perché iscritto al VIES o no?
    i miei fornitori scrivono questa dicitura: VAT must be payd by customer based on INTRA-EU supply art. 28 c part A6 EC-Directive;
    ed un altro questo: VAT is not calculated in accordance with paragraph 41. 1 of the Law on VAT on supplies of goods in the EU.
    in base a ciò, devo o no versare l’IVA non pagata ai fornitori?
    Grazie del tempo che vorrà dedicare al mio quesito.
    Marco RUSCITTI

    Marco RUSCITTI 15 febbraio 2017 alle 09:01 #
    • Buongiorno Marco,

      L’emissione di fattura con IVA del paese del fornitore per acquisti di merci sotto i 10.000€ andava richiesta preventivamente al fornitore (il fornitore non è in grado di sapere quale regime applica!), per cui, salvo che il fornitore sia disponibile a variare la fattura (se è passato troppo tempo sicuramente non sarà possibile), sarà necessario integrare e versare l’IVA sulle fatture di acquisto intracomunitarie nonché presentare (almeno fino a fine 2017) l’elenco riepilogativo INTRA acquisti.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 23 febbraio 2017 alle 11:29 #
  56. Buonasera
    ho aperto a dicembre 2016 negozio di profumi/tè adottando il regime forfettario.
    Ho acquistato dalla Germania alcuni tipologie di tè e mi sono fatto emettere fattura da fornitore non come privato ma come p.iva italiana per € 1000
    Adesso il dubbio è : 1) devo integrare la fattura con iva e versarla ?
    2) l’aliquota per il tè è al 4%?
    3) il modello Intra lo devo fare?ovviamente in ritardo
    Grazie per l’aiuto

    giacomo 15 febbraio 2017 alle 17:05 #
    • Buongiorno Giacomo,

      Come scritto nella risposta al commento precedente di Marco Ruscitti, l’emissione di fattura con IVA del paese del fornitore per acquisti di merci sotto i 10.000€ andava richiesta preventivamente al fornitore (il fornitore non è in grado di sapere quale regime applica!), per cui, salvo che il fornitore sia disponibile a variare la fattura (se è passato troppo tempo sicuramente non sarà possibile), sarà necessario integrare e versare l’IVA sulle fatture di acquisto intracomunitarie (per il té indicativamente è il 10%, salvo particolarità) nonché presentare (almeno fino a fine 2017) l’elenco riepilogativo INTRA acquisti.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 23 febbraio 2017 alle 11:39 #
  57. Salve,

    sono nel regime forfettario al 15% come operatore video.
    Devo emettere una fattura ad una società Svedese per un lavoro eseguito in Francia.
    Come faccio?
    Grazie

    Max 16 febbraio 2017 alle 19:30 #
    • Buongiorno Max,

      Trattandosi di servizi generici, e posto che sei iscritto al VIES, va emessa una fattura nei confronti del soggetto svedese (anch’esso presumibilmente iscritto al VIES), con dicitura “inversione contabile” / “reverse charge”. Andrà poi presentato l’elenco riepilogativo INTRA a cadenza trimestrale.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 23 febbraio 2017 alle 10:49 #
  58. Gent.mo Dottore buongiorno , vorrei porle una domanda, vorrei aprire un B&b in regime forfettario , appongiandomi a siti come booking.com ,etc, posso farlo? come mi devo regolare con la fatturazione e con le diciture, grazie anticipatamente

    Massimo 23 febbraio 2017 alle 10:13 #
    • Buongiorno Massimo,
      È certamente possibile avvalersi di servizi di intermediazione come Booking.com anche nel regime forfettario. Sarà l’intermediario a emettere fattura per le commissioni applicate, per cui andrà integrata e versata la relativa IVA oltre che (almeno per il 2017) inviato l’elenco riepilogativo INTRA a cadenza trimestrale.

      Per quanto riguarda i pernottamenti, trattandosi di servizi di alloggio erogati in Italia, indipendentemente dal cliente potrà emettere una normale ricevuta fiscale o una fattura per chi la richiedesse.

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      Tiziano D'Angelo 23 febbraio 2017 alle 10:45 #
  59. Buona sera Dottore, a parte i complimenti per le risposte esaurienti, Le volevo fare una domanda:ho un amico del Bangladesh che ha aperto una partita iva con il regime forfettario come commercio all’ingrosso di abbigliamento. In pratica acquisterà dal Bangladesh e rivenderà qui in Italia.
    Gentilmente, Le volevo chiedere 2 informazioni:
    1)essendo il Bangladesh un paese extraeuropeo, presuppongo che nel momento in cui arriverà la fattura dovrà entro il trimestre versare il 22% a titolo di Iva giusto?
    2)deve fare il reverse charge?Essendo nel forfettario e non avendo registri i.v.a. mi verrebbe da rispondere di no, ma solo fare integrazione sula fattura d’acquisto dell’IVA giusto?
    Ci sono altri obblighi?Intrastat non dovrebbe farlo giusto?
    La ringrazio e Le porgo cordiali saluti

    Stefno

    stefano 24 febbraio 2017 alle 21:07 #
    • Buongiorno Stefano,

      1. No, l’importatore (di beni/merce) versa dazi doganali (se dovuti) e IVA (secondo l’aliquota del bene/merce) direttamente allo spedizioniere o presso la Dogana in sede di sdoganamento.
      2. No, la procedura è quella appena descritta. Il reverse charge riguarda gli acquisti intracomunitari (di beni), oltre soglia di 10.000€ o per opzione, e in generale tutti i servizi ricevuti dall’estero.
      Non vi sono altri obblighi oltre al pagamento di dazi e IVA alla Dogana.

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      Tiziano D'Angelo 7 marzo 2017 alle 10:22 #
  60. Gentile Dottore, svolgo un’attività di consulenza e sono nel Regime Forfettario.
    Devo fatturare ad un cliente svizzero, quale dicitura devo mettere in fattura?Quella normale del Regime Forfettario oppure l’Art. 7 ter. ?
    Grazie

    Alessandro 1 marzo 2017 alle 12:39 #
  61. Buongiorno Tiziano!
    Complimenti per l’articolo.
    Ho intenzione di aprire p iva forfetaria ma ho un paio di domande : la mia attività è svolta attraverso un sito internet (Upwork) gestito da una società americana che fa da tramite tra me ed i clienti stranieri che beneficiano dei miei lavori grafici.
    Perciò io verrò pagata dalla società americana che fa da tramite e non dai diretti usufruitori del lavoro quindi fatturerò alla società americana. Poichè parliamo di cifre mensili piccole pensavo di optare per il regime contabile forfettario (legge 190/2014).
    Avrei però bisogno di aiuto per inquadrare l’attività. Il tipo di servizi svolto rientrano nei servizi generici art. 7 ter DPR 633/72?
    Posso in qualità di forfettario fatturare solo alla ditta americana?

    Ringrazio anticipatamente e resto in attesa di vs. gradito riscontro in merito.
    Cordialità

    Marta 1 marzo 2017 alle 13:27 #
    • Buongiorno Marta,

      Anche nel regime forfettario è certamente possibile prestare servizi nei confronti di clienti esteri (UE o Extra-UE). Il trattamento dei servizi resi è quello descritto nell’articolo: trattandosi di servizi generici andrà emessa fattura Fuori Campo IVA ex art. 7-ter con dicitura “Operazione Non Soggetta” (nel caso di cliente Extra UE) o “Inversione Contabile” (nel caso di cliente UE).
      In verità (come specificato in alcune pagine del sito Upwork) la fattura non va emessa nei confronti di Upwork (che è solamente un fornitore di servizi ed intermediario nel pagamento) bensì nei confronti del cliente effettivo.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 7 marzo 2017 alle 13:20 #
  62. Buonasera dottore, la contatto per una questione doganale.
    Ho effettuato un acquisto su ebay per del materiale (cassette di backup) da un venditore statiunitense. Il fornitore mi ha emesso regolare fattura ma ho problemi nel reperire la bolla doganale in quanto pare la spedizione è transitata in inghilterra e li è stata sdoganata e poi spedita qui in italia. Ho provato a sentire le varie parti, sia la gls che mi ha effettivamente consegnato il pacco, sia la b2c europe che ha effettuato la spedizione uk-italia ma tutti mi dicono di richiedere copia della bolla doganale al mio fornitore USA?????? cosa che credo poco probabile che il fornitore USA abbia copia della bolla doganale uk quindi come faccio a mettermi in regola dal punto di vista fiscale? devo presentarmi in dogana e chiedere lo sdoganamento a posteriori della merce?
    grazie mille

    Sergio Canfora 2 marzo 2017 alle 20:32 #
    • Buongiorno Sergio,

      Le informazioni non sono sufficienti per rispondere. In ogni caso se lo sdoganamento in Regno Unito è avvenuto tramite spedizioniere dovrebbe ricevere dallo stesso almeno una fattura relativamente ai dazi e IVA anticipati dallo stesso. Il fornitore USA può fornirle solamente una fattura commerciale ma non la bolla doganale. In definitiva dovrebbe ritrovarsi con tre documenti:
      – fattura del fornitore vistata dalla dogana
      – bolla doganale
      – fattura dello spedizioniere
      Ma visti i passaggi che ha descritto, potrebbe trattarsi di un’importazione triangolare per tramite di un terzo soggetto del Regno Unito? In tal caso se il bene è stato correttamente sdoganato dovrebbe ricevere una fattura intracomunitaria dal soggetto del Regno Unito.

      Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti, e ricordo che può ringraziarci con un like, un follow o un +1 (link sulla barra di navigazione).

      Tiziano D'Angelo 7 marzo 2017 alle 13:31 #

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